Fiat Qubo : la monovolume intelligente

La versione non commerciale del Fiorino, meno ignorante e più “amichevole” : signori e signore, stasera parliamo del Fiat Qubo.
Nello specifico, in foto potete vedere la versione “Trekking” della prima serie (che poi è la serie di cui parleremo stasera)

qubo1

Descritto dalla Fiat come “la monovolume intelligente”, è una comoda multispazio, la più piccola di casa Fiat, derivata da un veicolo commerciale (proprio come il VW Caddy).

Il Qubo è infatti una diretta derivazione del Fiat Fiorino (appartenente alla gamma Fiat Professional), basato su una meccanica affidabile e robusta (a sua volta derivata dal pianale della Grande Punto, una piattaforma modulare denominata Small), differenziandosi profondamente dal fratello “da lavoro” in diversi aspetti.
Innanzitutto la linea, estremamente personale, ed in particolar modo i paraurti anteriori, molto più prominenti (il Qubo è circa 10 cm più lungo del Fiorino), ma anche l’ampia vetratura del portellone posteriore, che peraltro è incernierato in alto e non sdoppiato (come in una tradizionale monovolume), con al centro il logo della casa sopra ad una modenatura color nero lucido.
qubo4
La “bombatura” che parte dal paraurti anteriore prosegue parallelamente sugli ampi passaruota creando un’intera fascia più “voluminosa” (una soluzione simile, seppur molto meno aggraziata, era stata tentata con meno fortuna sulla prima serie della Fiat Multipla), mentre i finestrini hanno una forma che sembra “sparire” verso la coda (l’ultima fila ha apertura a compasso, le prime due sono normalii finestrini ad apertura verticale ed elettrica).
qubo3
Il “pedigree” da lavoro è comunque visibile all’interno : pur essendo vivace e con assetto cittadino, il Qubo è estremamente capiente e versatile ed ha praticamente la praticità del “collega commerciale”.
Stesso si può dire della gamma motori : dopo il ritiro del 1.4 8V di derivazione PSA (non tutto questo granchè) è costituita essenzialmente da robusti motori appartenenti alla famiglia FIRE a benzina (1.4 da 77 CV, disponibile anche in versione bifuel Natural Power da 69 CV) e Multijet diesel (attualmente da 80 o 95 CV)

qubo2

Certo, il look può anche non piacere (non è proprio tradizionalissimo), ma non si può dire che non abbia personalità e che sia anonima.

Né tantomeno che sia scomoda.

E voi, cosa ne pensate?

 

Ford Galaxy : la maxi monovolume Ford, dal 1995

L’auto di stasera è una grossa monovolume distintasi, specialmente nel cuore dei proprietari, per la sua capacità di carico e la sua affidabilità meccanica : la Ford Galaxy.

galax1

Prodotta nel 1995 e pesantemente ristilizzata nel 2000, la Ford Galaxy era una monovolume estremamente spaziosa frutto di una joint venture con il gruppo VAG : da esso, infatti, veniva venduto con il nome Seat Alhambra e VW Sharan, con costi, dettagli e allestimenti diversi.
Una sua peculiarità, in particolar modo, era l’alto numero di portaoggetti e l’uso di modenature color alluminio per gli interni.


galax2
Prodotta in Portogallo, presentava diverse soluzioni tecniche miste, un vero e proprio mix Ford-Volkswagen : meccanica e gran parte delle motorizzazioni (notabile l’indistruttibile 1.9 TDI, disponibile in diverse potenze) erano di origine Volkswagen, così come strumentazione e pulsanti, mentre altre componenti e dettagli, come la plancia, erano presi in prestito dalla Ford Mondeo e Scorpio.
Una chicca erano i sedili, NON a scomparsa nel telaio ma SMONTABILI COMPLETAMENTE, configurabili a piacimento e ruotabili persino a 360 gradi.

Nel 2006 fu presentato il nuovo modello, ma la crisi delle grosse monovolume in quegli anni spinse Ford a non continuare la joint venture.


galax3
Anche la nuova Galaxy del 2015, infatti, non ha più componenti in comune con VAG : basata sul telaio della S-Max, è più alta, spaziosa ma filante, con un look più spigoloso e tagliente e nuovi motori turbodiesel Euro 6 by Ford.

 

Volkswagen Amarok : il pick-up secondo Volkswagen

L’auto del giorno di oggi è la Volkswagen Amarok: imponente pick-up a doppia cabina e principale rivale della Toyota Hilux, viene prodotto dalla Volkswagen dal 2010 in Argentina ed ad Hannover e in Algeria dal 2011.
amr1
Linea sportiva e imponente, ispirata fortemente alla Touareg e alla Tiguan, combina una meccanica robusta e particolarmente adatta ai lavori pesanti, la praticità di un cassone capiente e ben sagomato e una qualità costruttiva decisamente elevata, a partire dagli interni robusti ma curati.

amr3

Ad esclusione della versione base, pensata soprattutto come veicolo da lavoro e con interni realizzati all’insegna della robustezza e della praticità, le altre (in particolare l’allestimento Highline) hanno una discreta dotazione, con interni in pelle navigatore e cerchi in lega fino a 19’’ su richiesta, nonché con un cambio automatico-sequenziale a 8 marce, decisamente poco adatto all’uso estremo.

amr2

La gamma motori è costituita essenzialmente da due 2.0 TDI, uno da 122 CV e l’altro da 179 CV e dotato di doppio turbo, entrambi disponibili sia con trazione sulle ruote posteriori, sia con integrale permanente a gestione automatica sia 4Motion inseribile ad innesto manuale e marce ridotte (particolarmente adatta al fuoristrada).


am4
Difetti? Prezzo elevato per la categoria, nonostante non siano inclusi optional che su un’auto di quel calibro ci si possa aspettare (come il clima Automatico, molto costoso), e la mole abbastanza elevate ne limita talvolta il movimento e l’uso fuoristradistico in zone strette e impervie.

 

Nissan Juke Nismo RS : discutibile crossover sportiva

Prendete un cambio CVT, un motore molto potente, un telaio pesante e dalle qualità dinamiche degne di una balena, mettete tutto insieme e fate finta di aver creato un mezzo sportivo…
juke1
No, non stiamo parlando di un T-Max e non stiamo parlando della moto del giorno, ma dell’auto del giorno.Signore e signori ecco a voi Nissan Juke Nismo, il primo Suv sportivo con un 1.6 da 218 CV e un fantastico cambio che non sfigurerebbe su uno scooter 4t (anche se, grazie al cielo, è almeno disponibile anche con cambio manuale) .juke2

Beh, sicuramente non passa inosservata :  doti stradali abbastanza precarie a parte, il design è sicuramente unico (personalmente potrei dire che mi fa schifo ma sono gusti discutibili, quindi a voi l’ultima parola parola).

Bodykit sportivo con minigonne, vistosi e grossi cerchi in lega neri, interni con sedili sportivi Recaro e, nello scheletro, nuovo differenziale a slittamento limitato, telaio irridigito e impianto frenante più efficiente.
juke3

Il contenuto tecnico in fin dei conti c’è (certo, ampiamente migliorabile, ma c’è), però … stiamo parlando di una crossover (e neanche dall’assetto particolarmente sportivo).
E, piccolo dettaglio, il listino parte da €30.000.

Insomma … de gustibus.

Chrysler Sebring JX Cabriolet : la Convertible per eccellenza degli U.S.A.

L’auto del giorno di stasera per dimensioni, linea ed impostazione, urla “America, America!” da ogni singolo bullone.

Ladies and gentlemen, la Chrysler Sebring JX Cabriolet (e la sua versione premium “JXi”, in foto), ovvero la versione scoperta della prima serie della celebre berlinona Statunitense (“serie FJ”).

sebr1
Prodotta dal 1996 al 2000, raccoglie l’eredita della iconica LeBaron Cabriolet : dalle dimensioni non proprio contenute (quasi 5 metri di lunghezza per 1,8m di larghezza!) era tuttavia molto spaziosa e confortevole per essere una “convertible”, aveva una linea più moderna e curata (anche se forse a noi europei potrebbe far storcere un po’ il naso) e finiture migliori rispetto allo standard U.S.A. (quindi, considerata l’epoca, non proprio fantastiche in senso assoluto).

sebr2
Disponibile al lancio con un solo motore, in pieno stile americano : un Mitsubishi 2.5 V6 da 168 CV, affiancato poi nel 2001 da un 2.4 da 150 CV.
Anche la trasmissione è come vuole la tradizione USA : disponibile dal lancio solo con un cambio automatico a quattro velocità.
Voi, ne avete mai vista una?

sebr3
La conoscete? Ne comprereste mai una?
Scrivetecelo nei commenti!

 

Fiat Seicento : la superutilitaria iconica (ma non è tutto rose e fiori)

Stasera parliamo di una delle superutilitarie allo stesso tempo più controverse e più iconiche della storia Italiana : la Fiat Seicento (o anche “600”, almeno dopo il suo ultimo restyling), prodotta dal 1998 al 2010.
fiat-6001
Famosa per gli ingombri esigui, la facilita di guida, i motori piccoli (al massimo un 1.1 da 54 CV) e il costo estremamente contenuto (era ed è ancora particolarmente diffusa fra i guidatori più anziani e fra i neopatentati), è anche famigerata per la il suo pessimo test crash euroNCAP, di una stella e mezzo su cinque.La Seicento infatti, pur offrendo un impianto di frenata misto e come optional airbag passeggero, ABS e servosterzo, era sostanzialmente basata a livello di pianale e meccanica sulla datatissima “Cinquecento” del 1991, di cui ereditava pregi e difetti.
fiat6003
Stilisticamente parlando si presentava molto meno squadrata dell’antenata e, pur condividendone la maggior parte delle motorizzazioni (sia ad aste e bilancieri che FIRE) queste furono aggiornate alle normative vigenti nel 2000 ed anche le sospensioni, pur con gli stessi schemi, presentano leggere modifiche.
fiatsporting
Svariati gli allestimenti, dalla S alla Suite, passando per la versione più pepata, la Sporting (quasi un’erede delle bare con le ruote degli anni ’80, che tratteremo a parte), la versione Van “autocarro” e persino una rarissima versione con motore elettrico, la Elettra per l’appunto.
fiat6002
Interessante e simpatica la versione “vintage”, ovvero la versione “50th Anniversary” dell’ultima serie presentata nel 2005, che omaggia la sua antenata degli anni ’50-’60 : rinominata “600” per l’occasione, sfoggia una colorazione avorio a richiesta, anche per la console, baffi cromati sul cofano accanto al nuovo logo rosso e una striscia colorate verticale che attraversa la carrozzeria, in omaggio alle versioni sportive dell’utilitaria Italiana di un tempo.

Il resto … raccontatecelo voi!

 

Volvo S90 Excellence : l’ammiraglia Svedese dalla Cina

Volvo S90 Excellence, la versione più lussuosa dell’ammiraglia del gruppo Svedese-Cinese.
v901
Si, cinese : la Volvo è infatti stata recentemente acquisita dal colosso dell’automobilistico della Grande Muraglia Geely, la quale ha annunciato non solo che la S90 sarà prodotta direttamente in Cina, così come le altre S90 (trasferendo la catena di assemblaggio dalla Svezia alla Cina per esportare da la veicolo in tutto il globo) ma che anche i prossimi modelli della serie 60 e 40 saranno costruiti proprio nel paese Asiatico.

Lasciamo per un attimo da parte la politica/marketing e parliamo della macchina (d’altronde siamo su MDM) : il trasferimento a Oriente non ha minimamente intaccato qualità, lusso, sicurezza e innovazione di Volvo.


v903
La nuova Volvo S90 Excellence è caratterizzata infatti da una innovativa struttura, che può estratta dal sedile passeggero anteriore , chiamata Lounge Console: due articolati bracci regolabili posti di fronte al passeggero posteriore che sorreggono un costoso iPad Pro per poter navigare e usufruire di contenuti multimediali viaggiando in tutto relax.

Lo spazio sottostante è infatti libero per poter distendere i piedi e si, volendo, anche togliersi le scarpe e viaggiare sdraiati come in un salotto scandinavo.


v902
Certo, si perde la funzionalità del sedile passeggero anteriore, ma considerata la clientela verso cui è orientata la S90 Excellence, vorrà dire che sarà un problema dell’autista.

Ebbene : il vano per la bottiglia di champagne e per i bicchieri nel tunnel centrale sono note di lusso che la dicono lunga sul target che l’ammiraglia Svedese si pone.


Volvo XC90 Excellence 2016
D’altronde, la S90 Excellence si vuole presentare proprio come un concentrato di potenza, lusso ed eccellenza tecnica che tanto piace al mercato Cinese ed alla parte più “benestante” dei suoi automobilisti : sarà sviluppata sul pianale del SUV XC90 e sarà equipaggiata con una motorizzazione ibrida che combina un 2.0 quattro cilindri da 320 CV ad un propulsore elettrico da 90 CV.

Hyundai Equus : l’ammiraglia di lusso secondo i Koreani

No, non avete appena visto una nuova Mercedes Classe S : quella in foto è l’ultima serie della Hyundai Equus, l’auto del giorno di stasera.
equus1
Imponente ammiraglia della casa Koreana, è disponibile anche in versione Limousine con passo allungato e blindata.
Costruita per innalzare il livello di esclusività del marchio Hyundai, viene venduta prevalentemente sul mercato asiatico, in particolare Korea, Cina, Russia e Giappone e recentemente anche Nord America.

equusint1
In Europa viceversa non ne è prevista la commercializzazione a causa dell’eccessiva concorrenza che l’auto subirebbe dalle tedesche (essendo il marchio Hyundai sconosciuto in Europa nell’ambito delle ammiraglie) nonché per la presenza di soli propulsori a benzina, peraltro di cilindrata molto grossa.

equusrear
Il motore “punta di diamante” è infatti un 5.0 V8 a benzina da 400 CV denominato “Tau”, abbinato ad una trazione posteriore, sospensioni con schema Multilink e assetto regolabile.

equusint2
Sicurezza, lusso e tecnologia sono ai vertici per la casa Koreana : plancia rivestita in pelle o radica, console centrale con un enorme display del sistema multimediale e GPS, orologio analogico con cornice in argento/oro, radar di guida, frigobar, poltrone singole con impianto TV sui sedili posteriori, fari a LED/Xeno regolabili in base ala rotazione dello sterzo e ben 10 airbag.

equus2
La voglia di lusso ai vertici di questa ammiraglia è inoltre visibile non solo dalla cura per gli interni o dalle linee sinuose ed eleganti con doppi scarichi ma anche dalla presenza di una statuetta al posto del logo Hyundai sul cofano (non visible nell’allestimento in foto, guardare commenti), chiamata “Hyundai Premium” e chiaramente ispirata ai fregi “Spirit of Ecstasy” di Rolls Royce e alla “stella/mirino” di Mercedes.

 

Volkswagen Karmann – Ghia : la Maggiolina sportiva con un vestito Italiano

Oggi parliamo di un’altra autovettura iconica : la VW Karmann-Ghia, assemblata dalla carrozzeria Karmann in associazione con l’Italiana Ghia e venduta col marchio Volkswagen tra il 1955 ed il 1974 in versione coupé, affiancata poi dalla versione cabrio dal 1957.
kghiacover
All’epoca Volkswagen, che era in possesso di un’unica base tecnica disponibile, quella del Maggiolino (o meglio della “Volkswagen 1200”, così era chiamata l’autovettura diventata nell’arco di pochi anni un vero e proprio “best-seller” dell’azienda), aveva intenzione di produrre proprio sulla stessa meccanica una sua “variante derivata” sportiva.

Dopo alcuni anni di prototipi rigettati, Wilhelm Karmann (patron dell’omonima carrozzeria), in visita al Salone dell’Automobile di Parigi del 1953, vide un prototipo di coupé su base Maggiolino prodotto dalla Torinese Ghia, rimanendone così colpito da presentarlo immediatamente Heinrich Nordoff (direttore generale della Volkswagen) il quale, appena ricevute le autorizzazioni dalla carrozzeria Italiana, ne approvò lo sviluppo congiunto (Volkswagen, Karmann e Ghia, da cui il nome dell’automobile) e la produzione col nome “1200 Karmann-Ghia”.


kghia3
La meccanica, la stessa identica del Maggiolino (con un 4 cilindri boxer 1.2, raffreddato ad aria e generante 30 CV circa) era “mascherata” dalla carrozzeria progettata completamente ex-novo, molto elegante e riuscita, imbullonata al telaio a piattaforma.

kghia2
In realtà, come si può facilmente immaginare, le prestazioni erano decisamente modeste, anche per l’epoca : la Karmann-Ghia si impose rapidamente come una versione più elegante e curata che sportiva ed estrema, la classica autovettura da passeggio.

 

Oper Omega Lotus : la tedesca con un cuore britannico

Stasera si parla di un’auto che ha rotto tutti gli schemi in modo prepotente ma silenzioso : la Opel Omega Lotus.

Verso la fine degli anni 80, Opel decise di realizzare una versione eccessiva ed estrema della sia ammiraglia, la Opel Omega, per l’appunto : la Casa tedesca si rivolse alla casa britannica sportiva Lotus, all’epoca ancora proprietà della General Motors.

lotus1

Data l’impossibilità di montare il motore V8 della Corvette ZR, si decise di elaborare drasticamente il 3.0 6L che l’Opel montava originalmente nella sua versione di punta : la cilindrata portata a quasi 3.7l, l’uso di due turbine, intercooler maggiorato, cambio della Corvette, diffenziale Holden e quattro freni a dischi ventilati la portarono su TUTT’ ALTRO LIVELLO.


lotus3
Al lancio, nel 1990, divenne la berlina quattro porte più veloce sul mercato, entrando nell’olimpo della categoria insieme alla Thema Ferrari e alla Sierra Cosworth.

lotus2
Un capolavoro, a tratti eccentrico, prodotto in poco più di un migliaio di esemplari.

Omega Lotus.

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora