Lancia Y : l’erede della Y10, l’utilitaria chic

Iniziamo questo 2017 parlando dell’erede (spirituale) della famosa Autobianchi Y10: Lancia Y, la piccola utilitaria “sciccosa” per eccellenza, sul mercato dal 1995 al 2003 per poi essere sostituita a sua volta dalla (ex) nuova Lancia Ypsilon.
y1
Costruita interamente a Melfi sulla base della Fiat Punto dell’epoca aveva con una personalità ben distinta, finiture curate ed “atipiche” per un’utilitaria (come gli interni e il cruscotto in alcantara, plastiche soft-touch, cerchi in lega diamantati, airbag e ABS) e un prezzo non proprio popolare (si parla di 18.750.000 lire dell’epoca per la base) ma nonostante tutto riscosse un successo di vendite a dir poco eccezionale : 42.000 unità vendute nei soli primi due mesi dopo il lancio ed un totale di 800.000 esemplari prodotti nel complesso.

yint
Insomma: un’utilitaria costosa ma che mostrava personalità ed ambizioni da auto di categoria superiore, con un buon contenuto tecnico e un’impronta chic a partire dall’aspetto, dalla cura dei dettagli e dalla personalizzazione.

Linee eleganti, ricercate ed accattivanti che riuscivano allo stesso tempo ad evocare le sue antenate (essenzialmente l’Ardea, l’Appia e naturalmente l’Y10), disegnate da Enrico Fumia con linee arcuate e tese.


y2
Particolarmente interessante ed evocativa la forma della calandra anteriore, del cofano e la vastissima gamma di colorazioni (12 tinte standard e, a richiesta con sovrapprezzo, ben 100 tonalità extra fra cui 25 tonalità di blu, 16 viola, 25 verdi, 15 tra grigie e marroni e 19 rosse).

La Lancia Y era disponibile con i motori a esclusivamente benzina della famiglia FIRE, ovvero inizialmente un 1.2 da 60 CV e 1.4 12V da 80 CV, anche con cambio automatico, e tre allestimenti di diverso pregio (e prezzo) : LE, LS (servosterzo di serie) ed LX full optional.

Furono poi introdotte altri allestimenti speciali, come l’Elefantino Blu o la pepata Elefantino Rosso.


yr
Tra l’altro, è in un certo senso tornata “recentemente alla ribalta”: data la sua diffusione, il suo basso prezzo sul mercato dell’usato (considerata l’età), la linea non troppo invecchiata e la motorizzazione idonea per i neopatentati, la vecchia Y è tornata a circolare sulle strade nelle mani di parecchi guidatori che cercano un’auto onesta e a buon mercato che non dimostri così tanto l’età.

Fiat 124 Spider : il ritorno di un’icona.

Oggi festeggiamo la fine del 2016 e l’inizio del 2017 parlando del ritorno di un’icona storica della storia Italiana avvenuto proprio quest’anno: la nuova Fiat 124 Spider.
124spiderfront2
Prima “scoperta” della casa Italiana dai tempi della Fiat Barchetta, si ispira fortemente alle linee dell’omonima antenata degli anni ‘60, pur venendo costruita in gran parte in Giappone: la nuova 124 Spider infatti è frutto di una joint-venture di Fiat con Mazda, la quale ha fornito il telaio della nuova MX-5, mentre motori, design, diverse finiture e taratura di sterzo e sospensioni (insomma, tutto ciò che ne influenza l’intero comportamento su strada) sono stati forniti e sviluppati specificamente da Fiat.Telaio ed interni a parte solo la capote, le frecce, gli specchietti, il parabrezza e l’antenna radio sono in comune con la Mazda MX-5: la nostra “conterranea” è addirittura ben più lunga di 13 cm ed ha un bagagliaio di ben 10 L di capacità in più.

124spidertitle
La linea rende degnamente merito all’antenata, pur essendo vigorosa e attuale : piacevoli le nervature sul cofano, la griglia frontale sdoppiata e i passaruota ampi e muscolosi, nonché i fari anteriori con luci diurne a led e i fanali da supercar.

124spider4
Gli interni sono stati sviluppati in collaborazione sia da Fiat che da Mazda e sono sostanzialmente simili , pur avendo sia diversi dettagli che le distinguono sia altre differenze molto più importanti, a partire dalla capote a strato doppio anziché singolo e con lunotto in vetro antirumore che assicura un miglior comfort acustico rispetto alla giapponese, che ne è priva di serie.

fiat-124-spider-interni1
Altre differenza importante è la plancia, costruita con un materiale morbido e piacevole al tatto ed attraversata da uno specifico fregio lucido, mentre i pannelli delle porte non hanno più un inserto in tinta con la carrozzeria bensì sono anch’essi rivestiti di materiale morbido.


Il motore è per l’appunto di origine FCA, il “classico” 1.4 Turbo Multiair, con una specifica mappatura della centralina, nonché pesantemente modificato per poter essere posizionato in posizione longitudinale, mentre il cambio, di origine Mazda (fortunatamente, dati alcuni cattivi trascorsi in Fiat in merito), è stato rinforzato per reggere la maggiore coppia della sorellina Italiana.
Tiro decisamente vigoroso ma nel complesso eccezionalmente silenzioso, anche troppo per chi volesse un sound altamente sportivo, sebbene comunque coloro che ricercano un rombo più grintoso possono orientarsi sulla sorella più piccante, potente (e costosa) 124 Abarth.

124spider2

Tenuta di strada, di contro, indubbiamente ai vertici della categoria: piacevole sia nei tornanti che nella guida meno frenetica (nonché, anzi soprattutto, nei veloci rettilinei), non si scompone mai e rimane sempre estremamente controllabile (anche grazie all’ESP) ed addirittura si inclina meno in curva rispetto alla sorella giapponese, diventando nel complesso decisamente più tranquilla, facile e “meno nervosa da guidare”.
Il risultato, probabilmente, è dovuto anche alla differente e specifica calibrazione software della 124 attuata da Fiat sullo sterzo (a sua volta di produzione Mazda) che lo rende sì più pesante e corposo ma dalla risposta maggiormente omogenea, fluida ed efficace.

Insomma : la perfetta piccola cabriolet da passeggio fluida, silenziosa, bella da vedere e … da guidare!
Signori e signore, Fiat 124 Spider.
E, a nome mio e a nome della redazione di mdmitalia.it e della pagina FB, buon fine 2016 e felice anno nuovo!

 

Amphicar (770) : la cabriolet che sapeva essere anfibia

Oggi parliamo di un’auto unica nel suo genere : l’Amphicar 770.

Sulla terraferma, una piccola cabriolet.
Nell’acqua, un vero e proprio veicolo anfibio.

amph3

La carrozzeria in acciaio (la parte inferiore è spessa poco meno di 2 mm!) è completamente saldata e impermeabile e riveste un telaio tubolare, mentre le portiere sono dotate di un sistema a guarnizione doppia per permettere l’immersione.
La pompa di sentina, invece, si trova nel vano motore, per asportare eventuali infiltrazioni d’acqua dagli assali (tra l’altro è proprio l’assale anteriore a fare da “timone” nella navigazione), mentre il serbatoio in plastica si trova sull’asse posteriore.

Curiosità : in Germania per guidare la Amphicar in acqua è necessaria la … licenza nautica da diporto!
L’Amphicar è in effetti un vero e proprio natante: sono presenti anche le luci di navigazione (rosse e verdi), la tromba di segnalazione ed una luce bianca di posizione sul tetto.

È presente tuttavia anche la ruota di scorta, nel bagagliaio, come sulle auto tradizionali.
amph4
Il motore è un piccolo 4 cilindri Triumph Leyland 1.2 da 38 CV (con diversi accorgimenti per evitare grippaggi dovuti alle infiltrazioni nelle parti meccaniche) mentre la trasmissione, con cambio a quattro rapporti, può essere “accoppiata” anche con le due eliche in polimero presenti sulla parte posteriore per spingere l’Amphicar fino a 6,5 nodi (12 km/h) in acqua.
Su strada, invece, raggiunge i 120 km/h.
amph2
Come è facile immaginare, i costi di produzione erano esorbitanti ed altrettanto erano quelli di vendita : nel 1962 in Germania un’Amphicar costava più di 10.000 DM, ovvero quanto due Volkswagen Maggiolino.
amph1
Questò fu il motivo di un così basso numero di vendite : nonostante per un breve periodo prima della cessasizione dalla produzione (dal 1964 al 1965) il prezzo scese a 8385 DM, furono prodotti solo 3.878 veicoli prodotti, dei quali circa 3.000 furono esportati negli Stati Uniti (fino al 1968, anno nel quale una legge americana né vietò l’importazione, chiudendone il principale mercato)
Un’azienda Californiana né acquisì infatti i diritti e la maggior parte dei macchinari di produzione, oltre ad un grosso stock di pezzi di ricambio.
amph5
Questo “insuccesso commerciale” tuttavia può rivelarsi oggigiorno molto “fruttuoso” per qualche fortunato proprietario: oggi un esemplare può valere fino a 85.000$!

Maybach 57/62 : l’ammiraglia di (pochi) sceicchi

Ed anche stasera parliamo di un’auto fuori dal comune : la Maybach 57/62.
maybfront1
Presentata nel 2002, voleva infatti sancire il ritorno di Maybach (assente da più di settant’anni) sel settore automobilistico di extra-lusso, per fronteggiare marchi del calibro di Rolls-Royce e Bentley.
Stavolta, però, paradossalmente, sotto l’egida del gruppo Daimler, che riuniva proprio Maybach e Mercedes, le due antiche rivali.
La mastodontica ammiraglia e berlina di lusso da sceicchi era dotata infatti di chassis ed motore Mercedes-Benz, disponibile sia a passo corto (57) che lungo (62), ed era la sintesi di tutto ciò che fosse lusso ed eccesso : dentro, pelle e radica ovunque. Ovunque.
Fuori, imponenti fiancate : la lunghezza dell’auto nella versione a passo lungo era superiore ai 6 metri e 10 cm!
Beh, tutto a partire da €380.000.

Ogni modello era personalizzato dal cliente come un abito di sartoria su misura, ma alcune costanti erano il frigobar, il televisore da 20 pollici e il lettino elettrico estraibile in pelle.
Quasi 3 tonnellate di auto, era spinta da un motore 5.5 V12 Mercedes ampiamente potenziato : la versione meno potente aveva 550 CV.


Ironia della sorte : neanche i Presidenti e gli Emiri la apprezzarono. Ne furono vendute così poche (nell’arco di un decennio di produzione, meno di 3.000 esemplari) che Daimler decise di chiudere il marchio nel 2012.
Complice probabilmente il fatto che, semplicemente, fuori assomigliasse troppo ad una Classe S intamarrata da qualche ammiocuggino con tanti soldi ma non molto gusto.
Ad oggi, Maybach, recentemente rilanciata dalla stessa Mercedes, è “solo” un allestimento, top e iper-lussuoso, della nuova ammiraglia Mercedes Classe S.

 

Plymouth Prowler : la roadster americana che sa di Hot Road

Un fan ci chiede : “Perché non parlare della Plymouth Prowler?” Quando ero piccolo ce l’aveva il mio vicino di casa e passavo delle ore a guardarla. Era particolare a quei tempi e lo è ancora. In quanti la conosceranno?”
prow1
Ebbene, la nostra auto del giorno è proprio la Plymouth Prowler (o meglio, Chrysler Prowler dopo la soppressione del marchio Plymouth, nel 2001), una piccola roadster due porte spiccatamente americana: come la PT Cruiser di cui abbiamo parlato qualche giorno fa, anche oggi si parla di un’auto dal design retrò, stavolta tuttavia fortemente ispirato alle Hot Rod degli anni ’30 e alle vetture sport da competizione della Formula Indy.

prow2
Tecnicamente presentava alcune caratteristiche peculiari : il motore era un V6 (naturalmente benzina) da 214 CV di potenza, installato anteriormente, il quale nel ‘99 fu aggiornato con un monoblocco in alluminio, aumentando la potenza di circa ulteriori 40 CV.
Alluminio che peraltro veniva usato anche largamente nel telaio, per diminuirne il peso e garantire dunque un’accelerazione bruciante.


prowrear
Trazione posteriore e ripartizione dei pesi 50/50, come su altre auto sportive dell’epoca (Corvette, sto pensando a te), freni a disco su tutte e quattro le ruote.
prowint

Destinata ad un mercato di nicchia, ne furono venduti fino al 2002 circa 11.000 esemplari, prodotti fra l’Ohio e Detroit, dopodiché venne “sostituita” nel 2004 dalla sorella maggiore Chrysler Crossfire, una coupè/cabrio derivata dalla Mercedes SLK che a dir la verità aveva ben poco da spartire con la nostra Prowler, ben più piccola, retrò e “evocativa”.

 

Opel Speedster : la roadster Tedesca con pedigree Britannico

Auto del giorno di oggi? Opel Speedster.

Ebbene si : dopo la Opel Omega Lotus, un’altra Opel con il pedigree britannico.
In particolar modo, la Speedster, conosciuta anche come Vauxhall VX220 sul mercato inglese, veniva costruita dalla stessa Lotus.
Stavolta, però, si tratta una piccola targa roadster, decisamente sportiva.

speedfront
Nel 2001, dopo l’uscita dei listini della potente Calibra (e naturalmente della Omega Lotus), Opel continuava a cercare di scrollarsi di dosso la sua immagine (mai sconfitta del tutto) di produttrice esclusivamente di piccole automobili da famigliole, lanciando sul mercato una popria roadster (segmento in crescita, di moda in quegli anni).Per far questo, GM (il gruppo a cui appartiene Opel) incaricò un team di progettisti (guidato da una donna, Doris Benhardt, uno dei primi casi nella storia) : come nel caso della Omega, anche stavolta, progettazione e produzione furono affidate alla Lotus.


speedrear
La Speedster, difatti, ha parecchi elementi in comune con la sua coetanea Lotus Elise.
Lo stesso nome del progetto, interno alla Opel, era inoltre “Lotus Type 116” (in fase di sviluppo) o “Lotus Skipton/Tornado” (a seconda del propulsore di cui era dotata)
Disponibile con due motorizzazioni, entrambe a benzina : 2.2 GM da 150 CV o dal 2003 2.0 Turbo da 200 CV.


speedint
Unito al fatto che pesasse meno di 900 kg …
Potete immaginare le prestazioni: il propulsore Turbo offriva una velocità max di 242 km/h ed un’accelerazione da 0-100 km/h in meno di 5 secondi.
Rimasta in listino fino al 2006, fu sostituita nel 2007 dalla più pesante e meno estrema Opel GT, costruita su base meccanica Pontiac.

speedfront2
Signori e signore, a voi, Opel Speedster.

 

Renault Captur : la piccola crossover di Renault

L'”auto del giorno” di oggi è un recente successo commerciale direttamente dalla Francia : la Renault Captur, una piccola crossover da città.
captur1
Meccanicamente sorella della Nissan Juke (a sua volta derivata dalla Clio IV), si presentava stilisticamente come una sorta di piccolo “Clio SUV”, rialzata e dal design più bombato.
Attenzione, pero : la trazione integrale non è disponibile e non è tantomeno prevista, non è assolutamente un’auto da off-road.
Certo, l’altezza da terra può aiutare su terreni non perfettamente lisci, però con la trazione, che è  con anteriore, non conviene decisamente affrontare sterrati impegnativi.
Con la sorella Clio, tra l’altro, oltre al telaio e alla linea (nota sfiziosa, la colorazione bicolore disponibile come optional), condivide anche altre soluzioni tecniche e stilistiche (non solo scelte di personalità ma anche atte al risparmio), come il design e i materiali degli interni (ahi-noi).
captur2

Sono presenti infatti alcune soluzioni interessanti, come i rivestimenti dei sedili facilmente rimovibili e lavabili in lavatrice, e il design, nell’interno come nell’esterno, è nel complesso vivace.

Un vero e proprio successo di vendite, dovuto sia all’apprezzamento del mercato per la categoria della Captur, sia al prezzo di acquisto relativamente vantaggioso (fra promozioni e altro) sia alla buona gamma motori, fra TCe e dCi, tutti turbocompressi (estremamente diffuso quest’ultimo nella versione 90 CV).


captur3
Difetti? Beh, a dispetto del prezzo (intorno ai €15-16.000), non eccellono ad esempio le finiture, a dir poco più che migliorabili (difetto che condivideva anche con la “sorella ideologica” Clio fino al suo ultimo restyling a fine 2016) : le plastiche sono fin troppo rigide e decisamente poco rifinite.
Comunque, l’ultima parola spetta a voi : scriveteci le vostre impressioni

Ford Puma : la piccola coupé di nicchia, a buon mercato

L’auto del giorno di stasera è la Ford Puma : piccola coupé di classe media, trovava spazio nel mercato, spiccatamente di nicchia, delle piccole sportive derivate da normali utilitarie e dunque “a buon mercato”.
puma1
Questo (purtroppo o per fortuna) la rese anche una delle auto più diffuse fra gli “ammiocuggini”, i quali talvolta la esibivano con elaborazioni un po’ … vabbé, i gusti son gusti. Comunque, motore e trazione anteriore, impianto frenante con freni a disco all’anteriore e tamburo al posteriore e cambio manuale a 5 marce.
Disponibile con tre motorizzazioni, solo benzina (1.4,1.6 e 1.7, rispettivamente da 90, 103 e 125 CV)puma2

Sviluppata esclusivamente per il mercato europeo, venne prodotta a Colonia dal 1997 al 2001, anno dopo il quale non fu mai sostituita nei listini da alcun modello (stessa sorte capitata anche alla sua storica rivale, la Opel Tigra)

Il suo design segue lo stesso stile della Ford Ka, denominato dalla casa americana “New Edge”.

puma3

Piccola curiosità : Steve McQueen fu un suo testimonial per un breve periodo di tempo e fu eletta “Auto dell’anno 1997” dalla rivista britannica “Top Gear”.

 

Mazzanti Evantra Millecavalli : potente, esagerata, unica

L’auto di stasera è una supercar ultraesclusiva, prodotta in sole 25 unità, interamente in Italia.
mazzanti1
Signori e signore, un applauso per la Mazzanti Evantra Millecavalli : costruita completamente a mano in edizione ultra limitata (25 unità in totale) nell’atelier della piccola azienda di Pontedera (PI) di Luca Mazzanti, la Millecavalli è l’auto dei numeri da record.

mazzanti3
Il motore, in posizione centrale alle spalle della cellula abitacolo,è un V8 biturbo da 7.2 litri derivato dal 7.0 V8 GM da 650 CV che equipaggia la Chevrolet Corvette Z06.
Piccolo dettaglio : i tecnici e gli ingegneri della Mazzanti hanno effettuato qualche “piccolo intervento” (come l’adozione di un bi-turbo), portando la potenza complessiva fino alla bellezza di ben 1000 CV (eh si, il nome “Millecavalli” non è solo pubblicità), scaricati sulle ruote posteriori, abbinato ad un cambio sequenziale a sei marce e ad un opulento impianto frenante Brembo con dischi carboceramici.

mazzanti5
E tutto questo con un’aerodinamica di chiara ispirazione aeronautica e soluzioni tecniche (provenienti dagli studi di Mazzanti in F1), come il sofisticato alettone posteriore, che oltre a massimizzare le prestazioni aiutano anche a contenere il peso in soli 1300 kg (quello di un’utilitaria)

mazzanti2
Le prestazioni (e come aspettarsi altrimenti) sono naturalmente da urlo:
0-100 in 2,7 secondi
Velocità massima di 400 km/h
Da 300 km/h a 0 di decelerazione sotto i 7 secondi.

mazzanti4
E giuro che non ho sbagliato a scrivere, questi dati sono reali.
Un capolavoro sotto tutti i punti di vista, unica, esagerata.
Oltre che bellissima.

 

Suzuki Swift : originale? No, ma funziona.

L’ auto del giorno di stasera è una piccola utilitaria giapponese: l’ultima serie della Suzuki Swift.
swift3
Piccola e dalla linea giovanile non brilla certo per originalità : il profilo laterale è molto simile a quello della Skoda Fabia e il tetto bicolore optional è un chiarissimo “omaggio” a Mini.
Tuttavia ha innegabilmente un ottimo rapporto qualità/prezzo : l’abitacolo ha un aspetto elegante e gradevole, i materiali non sono scadenti, il cruscotto molto leggibile i comandi “tutti al punto giusto”.
swift4
Molto maneggevole (anche troppo, lo sterzo alle alte velocità potrebbe essere più preciso, anche se da un’auto “da città” è lecito aspettarsi altrimenti) e sicura (5 stelle ai test crash euroNCAP), ha dunque finiture discrete e una meccanica apparentemente affidabile : punta infatti verso una clientela “giovane” e che bada essenzialmente al sodo.
Migliorabili tuttavia in tal senso l’isolamento acustico dell’abitacolo e la capacità del bagagliaio, abbastanza ristretto (indice evidente del fatto che sia stata ideata per viaggi … in due)
swift2
Gamma motori sia a benzina (un 1.2 che a dispetto dei CV è abbastanza fiacco) che bi-fuel e diesel, questi ultimi di derivazione Fiat, come tradizione Suzuki (il 1.6 VVT Sport oppure il 1.3 DDiS, ovvero il classico MJT nostrano).
swift1
Insomma, la classica macchinina onesta ma un po’ troppo anonima (beh, c’è chi per questo la definirebbe un cesso), che tuttavia non fa storcere il naso e soprattutto fa quel che promette di fare, anche senza tecnologie all’ultimo grido.
E voi, cosa ne pensate?
Ne comprereste mai una o cerchereste altro in quel segmento?

 

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora