Renault Laguna prima serie : il rischio di Renault

Prodotta a partire dal 1994, la Laguna si è evoluta fino al 2015, anno in cui è uscita di produzione a favore della nuova Talisman.

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Berlina (e poi station wagon) nata in un periodo abbastanza dinamico per la casa francese, ovvero la ripresa dalla crisi degli anni ’80, doveva raccogliere l’eredità della Renault 21, un ottimo successo commerciale che però “peccava” di costi di sviluppo e produzione troppo elevati e dunque di margini di guadagno esigui.
La nuova Laguna, nome in codice Progetto X56, avrebbe dovuto evitare di perdersi in queste “finalità antieconomiche”, rischiando di rigettare la casa Francese nel baratro.

 

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Berlina a 3 volumi dal design particolare, fu lanciata nel 1994 dopo un periodo si sviluppo abbastanza “discusso” (il concept finale era profondamente diverso dal modello di produzione, seppur simile in quanto a Cx).

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Dotata di motori collaudati, meccanica collaudata e ottima abitabilità (notabile in particolar modo il comfort acustico e di marcia), pur essendo più “economica” nello sviluppo rappresentò un netto miglioramento rispetto alla 21 sia nel design (particolarmente basso, filante e totalmente privo di spigoli aguzzi, una novità per l’epoca) la Megane berlina non ha mai incontrato il favore del pubblico, soprattutto nel nostro Paese.

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Come per molte francesi del periodo, infatti, l’eccessiva “tendenza al risparmio” comportò alcuni problemi, prevalentemente di natura elettrica, che ne facevano calare l’affidabilità generale.

Signore e signore, Renault Laguna.

Fiat 850 Spider ’65 :l’auto dell’evasione

Stasera parliamo di un’auto che è rimasta nei cuori degli italiani : la Fiat 850 Spider del 1965, elegante piccola cabriolet che completava la gamma delle “Fiat 850” dell’epoca.
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L’auto dell’evasione e del riscatto alle porte degli anni ‘70, finalmente non più solo alla portata dei ricchi acquirenti di spider dai marchi blasonati, con un prezzo di listino di “sole” 1.050.000 lire : colorata, briosa e orientata verso una clientela giovanile, fu un successo commerciale, in Italia come in Europa e persino (e innanzitutto) negli U.S.A. (dove venne venduta in una speciale versione modificata per gli standard americani, la “America”, per l’appunto) , tanto da guadagnarsi l’appellativo di “Little Ferrari” sul suolo statunitense.
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Ideata, progettata e assemblata da Bertone (padre della famosa Corvair e dell’Alfa Romeo 2600, da cui trae ispirazione) e disegnata da Giugiaro, verrà poi affiancata da una versione “lusso” più rifinita e venduta direttamente dalla stessa Bertone.

Stessa motorizzazione della normale Fiat 850 berlina ma con potenza portata a 49 CV e velocità max di 145 km/h, che insieme alla sicurezza dei freni a disco anteriori le regalavano prestazioni forse non esagerate come la linea lasciava intendere ma sicuramente più che briose e perfette per il pubblico a cui era rivolta.
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Un pezzo di storia e di design Nazionale davanti al quale non possiamo fare altro che toglierci il cappello.

Kia Stinger – i coreani “punzecchiano” le tedesche.

Durante la notte, dall’altra parte della terra, Kia ha presentato la sua alternativa ad auto come la Giulia, la Serie 4 Gran Coupé, la A5 sportback, Jaguar XE e via dicendo.

La Stinger (in inglese significa “pungiglione”), con circa 4 metri e 80 di lunghezza è più lunga di tutte le sue rivali “premium”, e questa è più o meno la tendenza dei marchi generalisti: compra la mia auto al posto di una tedesca, e darai a tutti l’impressione di aver comprato un’auto di segmento superiore.
La Stinger, con la sua filante  carrozzeria fastback, la linea di cintura alta e il design del frontale suddiviso su tre livelli – i fanali sono alti rispetto alla mascherina, e ancora più in basso le prese d’aria, ispirate alla fanaleria della concept omomima, la fanno sembrare un’auto con due facce; non assomiglia a nulla di quello che si vede in strada, nonostante riprenda alcuni dettagli da altre TP sul mercato. Anche la fanaleria posteriore è sconcertante poiché, invece di scegliere una disposizione delle luci, i designer le hanno messe in sequenza ininterrotta da passaruota a passaruota. Del resto parliamo di un’auto disegnata dallo stesso uomo che ha disegnato la prima generazione di Audi TT, un classico dei nostri tempi.
Deve riuscire a coinvolgere non solo chi la guida, ma anche chi la guarda. Lo stesso ragionamento fatto dalla Nissan per la Juke.

Il design degli interni è da vera gran turismo, e riprende ciò che più piace nelle tedesche (schermo-tablet in alto) ma ha quel tocco americano, in particolare le bocchette del clima e il portabicchieri che fanno molto Mustang.
Anche dinamicamente promette bene: è stata sviluppata al Nurburgring dall’ex capo del dipartimento M Performance della BMW. I motori annunciati sono un due litri turbo da circa 260 cavalli e un V6 3.3 turbo da circa 370, della versione GT. Cambio automatico in entrambi i casi, e trazione posteriore (in una Kia!) o integrale.
Avrà successo in Europa? Non farà grandi numeri, come al solito. Ogni volta che un asiatico entra nel mercato ha la strada resa difficile dalle solite 320d, A4 2.0 TDI e C220. Per questo Toyota ha deciso di importare solo Lexus ibride, visto che coprono da sole una fetta di mercato, e per lo stesso motivo Infiniti ha dovuto elemosinare a Mercedes l’ormai vecchio ma affidabile 2.1 a gasolio. Sebbene Kia abbia preso il meglio del design e dell’ingegneria tedeschi, ha comunque contro… il design e l’ingegneria tedeschi. Ma sta investendo sul suo futuro: pochi marchi ai giorni d’oggi sono credibili e competitivi come Kia/Hyundai. E pensare che fino a quindici anni fa vendevano auto improponibili.

Solitamente in un concessionario Kia si entra e si torna a casa con una Sportage, non con una berlina a trazione posteriore. Immaginate di andare al convegno dei rappresentanti di protesi dentarie, parcheggiare la vostra auto, che non stona in un parcheggio di A5, Serie 4 e Classe C e dover raccontare ai colleghi di avere una Stinger (che nome fico), perché dire Kia sarà molto strano. Voi lo fareste? Scommetto di no.
Quindi dov’è che devono puntare? In America, e dove altrimenti? Lì anche poche auto vendute rispetto alla concorrenza sono tante auto vendute. E gli americani non hanno gli stessi tabù rispetto al marchio, soprattutto i giovani, che sono attratti dai design funkettoni. Per loro se una cosa è fatta bene, è fatta bene e basta. Pure se c’è scritto Kia sopra. Certo, anche a loro piace comprare tetesco, ma se il tetesco ti frega dicendo che “mein Audi konzumen zolo 1 litro di benzinen ogni millemila chilometren, und die emission kein problem ja, zolo poco gas ja, wier sint der neuer Greenpeace ja, das auto“, loro cominciano a comprare dal coreano. Trump permettendo.
E se andrà bene da loro, col tempo andrà bene anche da noi. Tanto ci piace copiare gli americani.

Ssangyong Korando : almeno non è una Rodius

Finalmente un’auto della Ssangyong che si può guardare senza rigettare l’ultimo pasto sul pavimento della concessionaria, la Ssangyong Korando è stata disegnata dall’Italiano Giugiaro e segna una rottura con le precedenti linee stilistiche della casa (per fortuna).
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Linee equilibrate e gradevoli (anche se un po’ troppo poco originali, ma meglio così che la Rodius quindi non lamentiamoci), così come l’abitacolo, che di contro pecca su qualche dettaglio (non tanto sull’assemblaggio quanto sulla qualità dei materiali) ma è fortunatamente accompagnato da un bagagliaio di tutto rispetto e da un’ottima abitabilità posteriore.
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Gamma motori : un 2.0 a benzina da 150 CV (anche bifuel) e un brillante 2.2 turbodiesel da 178 CV, abbinati alla trazione anteriore o integrale elettronica con differenziale centrale bloccabile accoppiato ad una trasmissione manuale non proprio da urlo.


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Altre note dolenti? La guida è un po’ troppo rigida a causa delle sospensioni, e la tenuta di strada è composta ma penalizzata dallo sterzo che si rivela un po’ impreciso alle alte velocità.

Ma non importa, le si perdonare tutto.
Dopotutto almeno non è una Rodius.

 

Renault Clio prima serie : l’erede della Renault 5

Anche stasera parliamo di un’utilitaria con cui molti neopatentati (di ieri e di oggi) hanno imparato a guidare: la prima generazione di Renault Clio, celebre utilitaria francese nata nel 1990.
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In realtà la sua storia non è così semplice come ci si potrebbe aspettare per un’automobile di fascia bassa: erede della ormai datata Supercinque (evoluzione della ancor più vecchia Renault 5), nacque in un periodo di crisi e “riassetto economico” per l’azienda Francese (che culminò con l’uccisione di Georges Besse, presidente della casa Francese, “colpevole” di aver licenziato 21.000 dipendenti).

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Il “progetto X57”, così era conosciuta la Clio in fase di progettazione, doveva essere molto più moderna sotto tutti gli aspetti (sia tecnico che stilistico) ed in particolar modo più abitabile e sfruttabile (ad esempio focalizzandosi su vani portaoggetti)

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Tale necessità di moderno non è solo visibile dall’aspetto tecnico (venne adottato un impianto frenante misto) o dalle linee (non si parlava più di un restyling della R5 ma di un modello totalmente nuovo, con linee ampie e pulite, fari arrotondati e senza una vera e propria calandra, con un Cx straordinario per l’epoca di 0,30) ma anche dalla scelta del nome : abbandonato il tradizionale uso di cifre numeriche, si puntò (rompendo gli schemi) ad usare un vero e proprio, quello di Clio (la Musa della Storia della tradizione epica greca).

Meccanicamente semplice ed essenziale, con un prezzo di attacco allineato alla concorrenza, ebbe ottime vendite ed aiutò a risollevare le sorti di Renault, spianando la strada alle versioni sportive Williams, Baccara e RS (che verranno trattate separatamente) nonché alle future evoluzione della stessa Clio che continuano tutt’oggi.

 

Ford Focus RS : il ritorno

L’auto del giorno è un compatta due volumi molto pepata, del genere che oggi va molto.
E che peraltro rende merito alla casa automobilistica, a distanza di quasi 20 anni dal lancio dell’ultima 4×4 ad alte prestazioni del marchio dell’ovale blu, la famosa Escort RS 2000.
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Signori e signore, Ford Focus RS, equipaggiata con un moderno, silenziosissimo e grintosissimo 2.3 Ecoboost Turbo da ben 350 CV!
Praticamente un missile, considerato il peso di soli 1500 kg.
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Trazione integrale AWD accoppiata ad un sofisticato differenziale a controllo elettronico, e si sente, ma senza intaccare l’agilità in curva, che resta a livelli altissimi.
E con la Drift Mode ci si diverte parecchio, ma solo se si hanno le capacità di non stamparsi contro i primo muro. Molto difficile da domare senza gli aiuti alla guida inseriti, ma è questo il bello di una sportiva: poterla guidare, senza farsi guidare.

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Nata per rivaleggiare con i brand premium (Mercedes Classe A45 AMG e Audi RS3 Sportback in testa), mischia il comfort di guida e acustico straordinariamente buono per una vettura del genere con una grinta da vendere, sia nel design esterno (ampio uso di estrattori e linee aguzze) che negli interni (arricchiti dagli interni Recaro e dai loghi “Ford Performance”)

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E secondo voi, ci è riuscita?
Ne avete mai provata una?
Lasciate un like e scriveteci i vostri pareri!

 

Acura MDX : il SUV di lusso per l’America … dal Giappone

Stasera l’auto del giorno è questa : ne ho incrociata una per strada stamattina e prima di allora non avevo la minima idea della sua esistenza.
A giudicare dalla targa quadrata era stata importata dagli Stati Uniti.
Il perché è presto detto.
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La Acura MDX, o Honda MDX in Giappone e Australia (in  quest’ultima  è stata importata solamente la prima generazione)  : prodotta dall’Acura, il marchio giapponese di proprietà di Honda che produce auto di lusso e/o premium per il mercato Statunitense, la MDX è essenzialmente un SUV di dimensioni mastodontiche, quasi 5 metri di lunghezza per due di larghezza e 1,80 di altezza, con una massa che supera abbondantemente le due tonnellate.
L’abitacolo, tuttavia, è in grado di contenere ben tre file di sedili, al contrario di molte concorrenti.

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Piccola nota : per gli standard americani non è neanche classificata come “grosso SUV”  : è classificata infatti come “crossover di lusso di taglia media con tre file di sedili”!
Anche se, c’è da dargliene atto, nella sua categoria è effettivamente una delle migliori :  negli U.S.A infatti è la seconda “luxury crossover” in ordine di vendite, superata solo dalla Lexus RX, che però offre solo due file di sedili.

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La linea è particolarmente accattivante e pulita ma allo stesso tempo elegante, senza risultare pacchiana o eccessivamente sfrontata.
Molto di classe, in particolar modo, sono il disegno appuntito dei fari anteriori a LED e la calandra a forma di diamante.

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Dentro, finiture di qualità e tecnologie di sicurezza all’avanguardia : l’MDX infatti ha ottenuto il massimo dei punteggi ai test crash americani.
Il motore? Un 3.5 24V V6 da 290 CV con trazione sia anteriore che integrale e trasmissione rigorosamente automatica.
È inoltre in arrivo per Marzo 2017 una versione ibrida con trazione elettrica sulle ruote posteriori abbinata ad un 3.0 V6 che porterà la potenza complessiva dell’MDX a ben 325 CV.

OK, si ora si spiega perché non sia presente in Europa?
E voi, la conoscete?

Opel Karl : la (degna?) erede dell’Opel Agila

L’auto del giorno di stasera?
Una delle ultime arrivate in casa Opel, la Opel Karl.

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Nota più che altro per il nome insolito (derivato da quello del figlio del fondatore di Opel), per essere disponibile solo con un 1.0 tre cilindri a benzina da 75 CV tutto sommato brioso ma parco nei consumi, eventualmente a doppia alimentazione a GPL, e per il prezzo di acquisto bassissimo (anche se il miglior rapporto prezzo/dotazione sicuramente non è quello della base, senza cerchi in lega e clima).

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Citycar estremamente compatta (circa 3,70 metri di lunghezza) combina linee tutto sommato personali ma appaganti per la vista con un’abitabilità ottima : con il divano frazionato per tre persone, è più che possibile viaggiare in 5 in tutta comodità (cosa rara per la categoria).
Questi, di fatti, erano proprio i principi anche della sua “antenata” : la Karl infatti promette di essere l’erede della (mitica?) Opel Agila.

Rispetto ad essa, sono stati fatti passi in avanti (le finiture della Karl sono infatti di tutto rispetto e lo stesso si può dire degli optional e delle dotazioni di sicurezza) sia dei compromessi poco piacevoli (il grande spazio riservato dal divano per i passeggeri posteriori è stato ottenuto “sacrificando” buona parte della capacità di carico del bagagliaio, che non fa impazzire)


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Secondo voi è meglio o peggio della sua “antenata”?
La parola spetta a voi.

Mercedes CLS (C219) : la prima coupè a quattro porte Tedesca

Perché non prendere una berlina di rappresentanza e darle una linea cosi filante da sembrare una coupé?
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Questa dev’essere stata la domanda che si sono fatti in Mercedes-Benz quando idearono la Mercedes CLS (la prima serie, C219 ), quella che tutti considerano la prima “coupé a quattro porte”
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In realtà questo concetto era stato introdotto anni prima da Maserati con la sua (ma va?) Quattroporte, che tuttavia
1) Si rivolgeva ad una fascia ancora più alta di mercato (al livello della Classe S)
2) Aveva un imprinting molto più sportivo
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La CLS è invece colei che è ha lanciato la moda all’interno del segmento, tantoché ad esempio Audi e Jaguar dovettero frettolosamente provvedere a restare al passo (lanciando rispettivamente l’A7 e la XF).
Certo, una parte del mercato continua a ritenerle inutili, costando più delle berline da cui derivano ed essendo leggermente meno pratiche, ma de gustibus.

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Basata sulla Mercedes Classe E e lanciata nel 2004, la CLS coniugava lusso, comfort di guida, sicurezza (fu introdotto il sofisticato sistema anticollisione Pre-Safe), cura per il design e prestazioni : enormi i motori, dal più piccolo 3.0 V6 Diesel da 224 CV all’opulento 6.2 V8 benzina da ben 514 CV della versione CLS 63 AMG, la più potente.

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E allora, commentate e lasciate un like per la prima serie della Classe CLS!

 

Ford Fiesta 4a serie : la prima utilitaria “moderna” di Ford

Anche stasera parliamo di una “vecchia gloria”, ovvero un’auto del recente passato, molto diffusa, con cui tanti neopatentati (di ieri e di oggi) hanno imparato a guidare : la quarta serie della Ford Fiesta.
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Nuovo modello della storica utilitaria di casa Ford, fu lanciata nel 1996 e ristilizzata nel 1999.
In particolar modo il restyling del 1999 consisteva essenzialmente in un pesante ammodernamento, visto che ad esempio fu sostituto il mangianastri dell’autoradio con il lettore CD e la furono messi mascherina e fari simili a quelli della nuova Focus, in stile “New Edge”
Inoltre venne profondamente rivisto l’impianto frenante introducendo freni a disco ventilati e tamburi maggiorati per le prime versioni equipaggiate con l’ABS.

Rivale di Lancia Y, Citroen Saxo, Opel Corsa e Volkswagen Polo, spiccava sulla concorrenza proprio per la sicurezza, con doppio airbag di serie e ABS disponibile a richiesta, nonché per le linee molto moderne (per l’epoca), il valido comportamento dinamico e facilità di guida nonché l’ottima insonorizzazione dell’abitacolo.
Obiettivo di Ford era infatti proprio quello di creare una vettura concettualmente simile alla precedente Fiesta ma con un occhio di riguardo per le ultime novità in campo tecnologico e stilistico.
Elemento particolare in tal senso è anche la forma della plancia, parzialmente asimettrica (cosa rara per l’epoca).

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Vasta la gamma dei motori, sia diesel che benzina, da 1.1 a 1.8 di cilindrata : particolarmente diffuso il 1.2i 16V a benzina da 75 CV, che regalava ottime prestazioni in rapporto alla modesta cilindrata.
Tre gli allestimenti: “Studio”, “Techno” e “Ghia”, quest’ultimo il più raffinato e distinto da un’elegante fregio sul portellone e sopra i parafanghi anteriori.

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Voi, che ne pensate?
Avete ricordi associati a questa macchina?
Diteci la vostra!

 

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