GENERAL MOTORS HA LICENZIATO VIA SMS TUTTI I DIPENDENTI VENEZUELANI
Già l’anno scorso Ford aveva chiuso gli stabilimenti venezuelani, ed era stata anche interrotta la produzione di Iveco nel paese.
Si, ma è più complessa di così. Da mesi il Venezuela è in profonda crisi economica e politica: l’inflazione è al 700% e il presidente Nicolas Maduro ha esautorato il parlamento: sta mettendo in atto un vero e proprio colpo di stato appoggiato dalle autorità giudiziarie.
Nelle ultime settimane decine di persone sono morte in scontri, perché il governo, tramite un gruppo paramilitare, spara sulla folla. E questo è solo il triste epilogo di una serie di scelte fatte dal presidente, come quella di affamare il popolo bloccando e militarizzando la produzione di cibo e farmaci. Ma torniamo alla General Motors. L’azienda opera in Venezuela da oltre 70 anni, ed è leader di mercato nel paese sudamericano. E un paio di settimane fa lo stabilimento della GM Venezolana è stato sequestrato dal governo, senza preavviso né spiegazioni. Così il gruppo statunitense ha deciso di cessare ogni tipo di attività in Venezuela, mandando un sms ai suoi 2700 dipendenti per informarli del licenziamento e del pagamento della liquidazione. Il colosso sta valutando una battaglia legale perché il mercato venezuelano è importante per l’azienda, ma avrà serie difficoltà dato che il potere è in mano al tribunale e non più al parlamento.
TIRA PIU’ UN CAYENNE CHE UN PELO DI FIA
Si, perché un pelo di fia non ha un 4.2 V8 bi-turbodiesel da 385 cavalli e 850Nm di coppia. Ma la Cayenne li ha, e quindi un tecnico inglese della Porsche ha ben pensato di attaccare al gancio di traino del supersuv un aereo di linea. Si, un Airbus A380 da 285 tonnellate che pesa come 130 Cayenne. In effetti, l’alternativa poteva essere quella di trainare 130 Cayenne, ma sarebbero serviti 630 metri, quindi sicuramente è stato più conveniente l’aereo. E poi così facendo la Cayenne ha superato il precedente record della Touareg V10 TDI, che diversi anni fa trainò un aereo che pesava più di cento tonnellate in meno.
DEGLI SCOZZESI VOGLIONO ANDARE FINO IN MONGOLIA CON UNA LEAF.
L’avete mai guidata una Leaf? Se non l’avete fatto, andate a provarne una. E’ una delle full electric migliori sul mercato, al momento. Ma come tutte le elettriche ha i suoi limiti. Costa circa 35mila euro, e con quei soldi ci si potrebbe comprare tutt’altro. E anche se è elettrica, non è esente da spese come il bollo, l’assicurazione o il carburante (si paga un mensile all’Enel per l’utilizzo delle colonnine di ricarica). E, anche con la batteria piena, ha solo 250km di autonomia. Aggiungi il fatto che non è proprio l’auto più bella in commercio, e che la BMW i3 costa più o meno la stessa cifra. Quindi l’unico pro è che può circolare liberamente per le ZTL di molte città italiane, come quella di Roma. Perciò ci si aspetterebbe la città come habitat naturale della Leaf e di qualsiasi altra elettrica. E invece qualcuno la vuole spedire per sabbie, prati e fanghiglia. Si: una piccola azienda inglese ha preparato una Leaf per poter affrontare il Mongol rally, oltre 16mila km dall’Inghilterra fino al confine con la Mongolia. Beh cari, in bocca al lupo.
L’AUTO POSSEDUTA: DA OGGI E’ POSSIBILE VIVERE IL PEGGIORE FRA GLI INCUBI
Sempre più addetti alla guida autonoma stanno facendo testare al pubblico il risultato di anni di lavoro. La prima è stata PSA, che ha fatto provare al pubblico le C4 Picasso autonome. Ma Google adesso sta addirittura cercando volontari che si tengano l’auto e che la usino come taxi, il tutto gratuitamente. Vi piacerebbe? Beh, che vi piaccia o no l’idea, non riguarda comunque voi. Il servizio è per qualche volontario di Phoenix, in Arizona.
Dev’essere strano farsi trasportare da un robot. Dev’essere come quel sogno che tutti hanno fatto almeno una volta nella vita: la macchina va da sola e non c’è modo di controllarla. Solo che non ti svegli sudato.
L’AVIAZIONE URBANA E’ IL FUTURO DI UBER
Ritorno al futuro made in Italy…
Mentre da noi si discute sul far operare Uber sulle nostre strade, negli Stati Uniti (sono sempre loro) si programma di mettere una flotta di taxi volanti per le strade di Dallas e Dubai. Un po’ come la Ford Anglia di Harry Potter 2.
D’accordo, stiamo entrando nel futuro e l’avevamo capito, ma pensavamo che le auto volanti fossero rimaste un sogno irrealizzabile. Anzi, lo speravamo. E’ pieno di idioti per le strade, figuriamoci il giorno in cui saranno liberi di girare per il cielo. Eppure in futuro sarà normale confondere le cagate dei piccioni con il vomito del turista ubriaco che sbratta fuori dal finestrino.
PER LA DUCATI POTREBBE ARRIVARE LA GRANDE SVOLTA. O NO?
La Ducati è un’azienda già “svoltata”, perché ha vende bene e fa bei prodotti. Lo sanno alla Volkswagen, che cinque anni fa rilevò l’azienda bolognese per 800milioni di euro da Investindustrial di Andrea Bonomi. Per questo settimane fa tutti i vertici hanno escluso una vendita dell’azienda. Eppure ora circola una vocina, per la quale ci avrebbero ripensato: pare che la Ducati ora valga il doppio di quanto l’hanno pagata loro. E quindi si aprono nuove ipotesi: nuovi acquirenti o ingresso in borsa, proprio ciò che è avvenuto lo scorso anno con Ferrari? Quello che è certo è che Ducati non è Ferrari. Dove le auto di Maranello sono l’esclusività, con pochi soldi puoi diventare un ducatista. A tal proposito, tra gli admin MdM gira una storia che ormai è diventata leggenda: il nostro Raf anni fa comprò la sua prima Ducati, una Hypermotard 1100S. Usata da un privato, e pagamento in contanti. Raf sgancia i quattrini, fa per salire sulla moto e poi si rivolge all’ex proprietario, un po’ imbarazzato:
Scusa, mi presteresti 5 euro per la benzina? Tutto quello che avevo l’ho speso per la moto.
Ah, i motociclisti. Mondo a parte.
ABBIAMO MESSO GLI OCCHI SULLA NAFTONA MIGLIORE DI SEMPRE
0-100 in 4.4 secondi. E va a gasolio.
Come fai a cavare tanti cavalli da un diesel? Metti un turbo enorme! E come fai poi col lag disastroso? Metti un turbo a doppio stadio! E come fai se vuoi cavare veramente tanta tanta potenza da un diesel? Aggiungi stadi!
Questa è la storia in 10 secondi di come BMW ha messo in produzione la M550D. La prima generazione, la F10 per intenderci, aveva un 3 litri con 3 turbo: questo motore erogava 380 cavalli ed aveva una coppia mostruosa. Per la nuova generazione di quella che potrebbe essere considerata l’auto migliore del mondo (perché no?) è stato aggiunto un turbo, quindi ora è possibile comprare una Station Wagon da 400 cavalli con quattro turbo, Q U A T T R O T U R B O. Come le Bugatti moderne.
L’auto del giorno di stasera è sicuramente un veicolo di cui non si sente parlare tutti i giorni: per quanto “stravagante” e “sui generis” che fosse, rappresenta l’antenata di tutti i maxi-suv di lusso e dell’Hummer, i quali al suo confronto sembrano utilitarie da hippie e ambientalisti.
Nonostante tutto, però, la maggior parte del mondo ne ignora l’esistenza.
Ma andiamo per gradi: sto parlando del “Lamborghini LM002”, eccessivo, rarissimo e costosissimo fuoristrada prodotto dalla casa di Sant’Agata Bolognese a cavallo fra gli anni 80’ e 90’.
La sua gestazione, a dir la verità, cominciò ancora prima, in pieni anni ’70, poco prima dell’avvento del famoso “Humvee” (che poi darà i natali alla stessa Hummer).
In quel periodo l’Esercito degli Stati Uniti aveva bisogno di un nuovo mezzo pesante: la Mobility Technology International (MTI) di San Jose, California, ottenne dallo stesso un contratto per la progettazione e realizzazione del nuovo veicolo fuoristrada, decidendo di collaborare con la casa automobilistica Italiana, creando quella che sarebbe diventata la “nonna” della LM002 : la MTI-Lamborghini Cheetah.
Sebbene furono realizzati un paio di prototipi completamente funzionanti e rifiniti (presentanti peraltro alcune soluzioni estremamente innovative, come il largo uso di fibra di vetro), diversi problemi (in primis l’uso di un propulsore decisamente sottodimensionato, un 5.9 Chrysler da 180 CV) e alcune beghe legali (con la FMC che la portò in tribunale accusandola di plagio), MTI-Lamborghini persero l’appalto a favore della AM General e del suo “HMMWV” (ovvero lo stesso “Humvee”, il resto è storia) e gli stessi prototipi furono in gran parte distrutti in gran segreto o ritirati e custoditi gelosamente da MTI.
La know-how e l’idea di produrre un grande fuoristrada in pieno stile U.S.A. non abbandonò tuttavia la casa Italiana, che pochi anni dopo ci riprovò con la Lamborghini LM001, stavolta equipaggiato con un altrettanto fallimentare V8 della AMC, che come la sorella Cheetah non riscosse il successo sperato.
Come si sa, però, non c’è due senza tre: il terzo modello, la Lamborghini LM002, degna erede dopo ben 15 anni di sviluppi e modifiche, era finalmente equipaggiata con un motore all’altezza: questo fuoristrada di imponenti dimensioni (ben 5m×2m×1,8m, mastodontica) era infatti equipaggiato con il motore della Lamborghini Countach, un enorme V12 da 5167 cm³ e ben 450 CV!
Nonostante la mole (2.600 kg), questo era in grado di conferirle prestazioni da “supercar” con una velocità massima di 210 km/h e un’accelerazione 0-100 in poco meno di 8 secondi!
A risentire tuttavia del peso e del CX molto molto sconveniente furono tuttavia i consumi: la percorrenza media era ufficialmente 5 km/l, sebbene nella guida pratica con un uso più impegnativo fosse facile toccare picchi di 1-2 km per litro di benzina.
Dentro, si viaggiava in un vero e proprio salotto extra-lusso: pellami pregiati che coprivano ogni parte visibile, stereo hi-fi, aria condizionata, vetri oscurati … tutto quello che poteva allietare i facoltosi e fortunati acquirenti.
Iniziò ben presto a farsi una reputazione fra gli uomini più facoltosi e famosi del mondo: Sylvester Stallone ne possedeva una, così come anche Tina Turner e Van Halen, per fare qualche altro esempio.
Malcolm Forbes se ne fece addirittura costruire uno di color “verde dollaro”!
La sua fama crebbe molto rapidamente, guadagnandosi l’appellativo di “Rambo Lambo” all’interno dei jet set più importanti del mondo.
Nelle intenzioni della casa era prevista anche la partecipazione alla Parigi-Dakar con Sandro Munari adoperando un esemplare opportunamente modificato che, tuttavia, riuscì in realtà a partecipare solamente solo a un paio di rally in Grecia ed Egitto.
A dirla tutta, però, il Lamborghini LM002 è noto per scopi ben meno nobili dei rally nel deserto.
Estremamente costoso, esageratamente opulento, incredibilmente potente sia sulla strada che sulla sabbia: la LM002 fini per attirare le attenzioni di persone decisamente meno “nobili”, da ambigui “petrolieri” e contrabbandieri di armi a trafficanti internazionali : ad esempio il fratello di Saddam Hussein, Uday Hussein, ne possedeva uno (fatto esplodere nel 2007 a sfregio da alcuni soldati statunitensi in Iraq), così come anche il dittatore libico Muammar Gheddafi, il pugile Mike Tyson e il narcotrafficante Pablo Escobar (giuste per citarne alcuni).
Nonostante infatti, al termine della sua carriera nel 1993, avesse annoverato “ufficialmente” (data la clientela, è possibile che i dati non siano proprio corretti) 301 esemplari prodotti (un numero discreto per una fuoriserie così pionieristica) e nonostante costituisca a tutti gli effetti l’antesignana di ogni Hummer, Q7 e X6 che si rispetti (e anzi, superandole sotto diversi aspetti), la LM002 venne inserita nella lista delle “50 peggiori automobili di sempre” dalla rivista Time proprio a causa della sua clientela “particolare”.
ANCHE ROMA AVRA’ IL SUO GRAN PREMIO, A EMISSIONI ZERO.
La giunta Raggi è spesso, e spesso giustamente, criticata per l’atteggiamento riluttante col quale liquida progetti importanti per la città. Fortunatamente per noi appassionati d’auto, però, il comune da mesi porta avanti trattative affinché Roma abbia il suo Gran Premio automobilistico. Già sei anni fa la giunta di centrodestra guidata da Alemanno aveva rinunciato al progetto, perché due gran premi di Formula 1 non potevano essere disputati nello stesso paese, e Roma era stata accantonata per lasciare il GP a Monza. Ma ora il destino di Monza è incerto, e in ogni caso qui non si parla di Formula 1, ma bensì della Formula E. Questo campionato è in forte espansione mediatica negli ultimi anni e molte Case, Ferrari compresa, hanno mostrato un forte interesse a partecipare al progetto.
Inoltre già capitali europee come Londra e Parigi hanno già un Gran Premio cittadino di Formula E, e Roma non poteva mancare. Il GP sarà probabilmente disputato già nel 2018 nella zona dell’EUR, che negli anni ’90 fu il centro di ritrovo degli street racers romani.
IN TEXAS BACIANO UNA KIA PER 50 ORE, NEL TENTATIVO DI VINCERLA
Wow, come sono eccitato. Come quella volta in cui mi sono rovesciato il caffè bollente sui testicoli.
Vi piace la Kia Optima? Sicuramente è un’auto interessante, moderna e ben costruita. Ma vi piace a tal punto da rimanere 50 ore a baciarle il cofano per poterla vincere? Ad alcuni texani, si. Un concessionario di Austin ha messo in palio una Optima nuova di zecca in una trasmissione radiofonica (a Radio Kiss.. vabbè). Per vincerla però bisognava baciarla per più tempo possibile. Così una ventina di persone si è fiondata in concessionaria e ha cominciato a baciare la berlina coreana: il tutto è testimoniato da una diretta facebook. Dopo 50 ore la tresca è finita e c’è stato un vincitore. Noi stiamo aspettando che Horacio Pagani proponga lo stesso contest con una delle sue one-off, abbiamo comprato già una scorta di lucidalabbra alla ciliegia.
IPELATONI FARANNO UN F&F 9, MA NOI GUARDEREMO ALTRO
Fino a qualche settimana fa si vociferava di una rottura tra The Rock e Vin Diesel, e la possibilità che la saga di Fast & Furious si fermasse all’ottavo capitolo. Ma giunge voce che i due si siano chiariti e che torneranno sul set del nono episodio. Per favore, basta.
Il mondo ha bisogno di film sulle auto, ma non ha bisogno di altri F&F.
A tal proposito, segnaliamo due trailer di film prossimamente in uscita che sembrano più interessanti di Fast&Furious. Uno è Baby Driver, e ha come protagonista un giovane autista di rapine che semina la polizia con una Subaru Impreza. Nel cast figura anche il premio oscar Kevin Spacey (sicuramente ha recitato in film migliori ma non si butta niente). Poi c’è Overdrive, sul quale hanno lavorato gli stessi di episodi precedenti di F&F e che sembra veramente valere la pena dal trailer. Gustatevelo qui.
TRUMPCHI DEVE CAMBIARE NOME. MA TRUMP CHI?
Quella che vedete è la Trumpchi GA5 Sedan, uscita nel 2010 e costruita sulla base della allora già dismessa Alfa 166. Pare che in sette anni siano migliorati, e ora hanno la faccia tosta di presentarsi in uno dei mercati più esigenti di tutti: quello americano. Ma non hanno fatto i conti col Presidente…
In questi giorni a Shanghai c’è il salone dell’auto e la Cina non è sembrata mai così vicina all’Occidente. Sembrano arrivare proposte non solo in grado di competere con le auto europee, ma anche superiori in termini di tecnologie, soprattutto per quanto riguarda l’elettrico. Tant’è che qualcuno già pensa di cominciare a importarle da noi, e chi addirittura guarda al mercato Americano, missione difficile per i dazi pesanti annunciati dall’amministrazione Trump. C’è in particolare un gruppo cinese che avrà difficoltà: la GAC Motors. Infatti vende le auto con il marchio Trumpchi – che in cinese non vuol dire nulla ma suona come una parola che significa “mitico”. Al salone di Shanghai in molti si sono fatti quattro risate leggendo questo nome, e i dirigenti si sono resi conto che potrebbero dover cambiare nome una volta deciso lo sbarco negli USA. Perché non se lo aspettavano mica che l’America avrebbe avuto un presidente che si chiama come le loro auto.
IN ITALIA NON CONVIENE ANDARE A VIVERE SOTTO I PONTI.
Perché crollano. E oggi ci facciamo una battutina e due risate, visto che i Carabinieri in servizio a Fossano si sono accorti in tempo del pericolo e hanno portato le chiappe a casa. Ma non abbiamo riso quando il mese scorso vicino ad Ancona il crollo di un ponte ha ucciso due persone, o per l’altra vittima di un ponte, a Lecco, qualche mese fa.
Un fan dalla Sardegna ci manda una foto di un ponte a rischio crollo, sulla Statale 131 all’altezza di Siligo.
Apriremo un album apposito nella nostra pagina per queste segnalazioni, per quanto non è raccogliendo foto che riusciremo a cambiare le cose. Però magari informando e sensibilizzando si può fare un piccolo passo.
L’ITALIA DEI MOTORI DISCUTE IL SUPERBOLLO
Come il superbollo ha cambiato la mia vita è il titolo del libro scritto dal nostro corrispondente latinoamericano Alejandro Cruz, che passava le sue giornate libere a godersi il suo stipendio da narcotrafficante guidando auto superveloci. Girava in Maserati e SLK55, e ora guida una Fiat Palio col portapacchi. Cosa lo ha portato a questa situazione?
Al salone dell’auto di Torino, quello del Parco Valentino, in questi giorni si espongono soprattutto supercar e supersportive. Un tipo d’auto che in Italia è sempre più raro “spottare”. Quasi tutte le testate automobilistiche hanno riportato che al Salone si è parlato molto della causa principale dell’estinzione della supercar: il superbollo.
Dalla analisi fatta da MdM risulta che il superbollo ha spaventato molti tra privati e imprenditori che, seppur potendo permettersi di pagarlo, hanno preferito scendere di potenza per evitare di attirare l’attenzione della guardia di finanza, complice anche il redditometro che fa scattare il controllo dopo i 21 cavalli fiscali, o circa 2.0 di cilindrata.
Quindi chi è stato penalizzato veramente è l’appassionato che poteva permettersi a stento di mantenere un’auto potente, tra ricambi, assicurazione e benzina, e che si è ritrovato gravato da un’ulteriore grossa spesa. E che magari è dovuto ricorrere a sotterfugi come la famosa targa bulgara. Intanto le immatricolazioni di auto con potenza superiore ai 185kw sono diminuite del 16% e le pratiche di esportazione di auto potenti sono raddoppiate.
I DOPPIA FRIZIONE, COSI’ COME I MANUALI, HANNO I GIORNI CONTATI
L’incredibile design della leva del cambio di una Spyker C8 Preliator fa sì che il numero di richieste per il manuale sia più alto rispetto all’automatico. Bel colpo, Spyker.
E non lo dico io. Lo dicono i capi della divisione M di BMW. Per quanto riguarda il manuale, si erano sforzati di sviluppare un sei marce da montare sulla M5 e M6, solo per il mercato americano, perché tutti lo volevano. Poi però non l’ha ordinato nessuno, e quindi hanno deciso di non riproporlo per le nuove generazioni di quei modelli. Ma il capo delle vendite delle BMW M, Peter Quintus, ha detto in un’intervista con un magazine australiano che non è nemmeno sicuro che lo offriranno sulle prossime M3 e M4. E probabilmente queste non avranno nemmeno un doppia frizione. Perché se un DCT dieci anni fa aveva il vantaggio di essere più leggero e veloce rispetto a un automatico, oggi non è più così. Gli eccellenti ZF, che monta praticamente mezzo mercato dell’auto di lusso, fanno un ottimo lavoro e riescono a sostenere coppie e potenze che il doppia frizione si sogna. E non basteranno gli hashtag #savethemanual di Omniauto, Cironi & co, per fermare i capi della BMW.
E noi lasciamoli fare come vogliono. Tanto qualcuno che ci crede, nel manuale, ancora c’è. Ed è Spyker, la Casa olandese che fa auto che sembrano più barche che auto. La sua ultima proposta è la C8 Preliator Spyder, che monta un 5 litri V8 progettato nientepopodimenoche da Koenigsegg. E ha il cambio manuale più bello che si sia mai visto su un’auto. Meno male che esiste l’Olanda, e meno male che esistono i romantici.
LA CIVIC TYPE R E’ DI NUOVO LA COMPATTA REGINA DEL NURBURGRING
Circa un anno fa usciva la Civic Type-R dopo anni di sviluppo, e polverizzava i record di Mégane RS 275 e Seat Leon Cupra, complici i 310 cavalli e l’aerodinamica esasperata. Pochi mesi dopo Honda ha presentato una nuova Civic, e stavolta non ha tardato a far uscire la Type R. Questa Type R ha più o meno le stesse caratteristiche della precedente, giusto qualche cavallino in più, ruote più larghe e passo più lungo. Ma ha staccato 3 secondi alla Golf GTI Clubsport, segnando un 7.43 e qualcosa. E qui la discussione: ha senso esasperare un’auto affinché sia la più veloce sul tracciato più complicato del mondo? Noi pensiamo di si, perché il Green Hell è forse quello che più si avvicina alle nostre strade extraurbane, le più pericolose. E se un’auto può percorrere quei 21 km in così poco tempo in sicurezza, può percorrere benissimo le strade pubbliche in tutta sicurezza, a velocità da codice, s’intende. Quindi perché no? E ha senso anche che si testino auto “normali” su quel tracciato, perché, sebbene oggi l’elettronica faccia miracoli, le condizoni dell’ambiente e della strada possono mettere in difficoltà anche i guidatori dai riflessi eccezionali. Comunque, aspetteremo la fine dell’anno per vedere un altro record fra le trazioni anteriori: quello della prossima Megane RS.
La Storia non vende. Ma almeno non dovrà vendersi.
“Abbiamo constatato che Lancia non ha attrattiva ne in Europa ne negli USA, e crediamo che Alfa Romeo la superi di molto”. Queste le parole, dure, di Marchionne, pronunciate solo poche settimane fa. Parole che fanno male sopratutto a pochi mesi dal compleanno dei 110 anni, di un marchio che ha fatto la Storia dei motori, con buona pace di ciò che può pensare Sergio.
Ancora oggi infatti, Lancia è non solo il marchio automobilistico che vanta più vittorie nei Rally, ma anche quello col maggiore numero di brevetti tecnici registrati. Tanto per dire, fu la Lambda a montare per prima una scocca autoportante nel lontano 1922.
Eppure nonostante auto quali la Flaminia, la Fulvia, la Stratos, la Delta o la 037, Lancia non avrebbe attrattiva al di fuori dell’Italia. E certo che se speravano di attrarre compratori rimarchiando le Chrysler, forse, qualcosa che non funziona c’è davvero. Oggi a listino resta la sola Ypsilon, forte delle sue vendite corpose, ma è probabilmente destinata a sparire nei prossimi anni.
E allora? Finirà tutto così?
In realtà è molto probabile; ma cari amici Lancisti, se ci pensate bene, non è un male per forza: provate a trasporre le operazioni fatte ad esempio con Renegade, o molti altri esempi nel recente passato; battezzare auto mediocri che nulla hanno a che vedere con le loro progenitrici, come mera operazione di marketing. Ok, con Giulia e Cinquecento hanno fatto un buon lavoro, ma scommetto, visti i precedenti, che saremmo costretti a vederci la Lancia Lambda come station wagon americana mastodontica, la Beta HPE come una sorta di Giulia Shooting Brake anti-CLA Mercedes, e Dio non voglia una Fulvia come auto simpatica per shampiste trendy.
Di scempi, con questo Marchio, ne abbiamo già visti fin troppi (la Musa, porca miseria, la Musa! Una Fiat Idea ricarrozzata), se per stare nel Futuro bisogna vendersi l’Anima, allora meglio rimanere nel Passato. Come dice Abatantuono sul finale di Mediterraneo, “Avete vinto voi, ma almeno non riuscirete a considerarmi vostro complice”.
3000 AMERICANI VIVRANNO UN QUARTO DI MIGLIO PER VOLTA
La Demon dovrebbe essere prodotta per 3000 fortunati, e pochi di quei proprietari faranno una curva con quest’auto.
Negli ultimi mesi gli appassionati americani non hanno fatto altro che parlare della Dodge Challenger Demon, una versione ancora più potente della Hellcat.
Settimana dopo settimana usciva un nuovo dettaglio dell’auto: prima si è speculato su quanti cavalli potesse avere, poi sul fatto che avrebbe avuto gomme posteriori da drag race, poi che avrebbe avuto un solo sedile e infine che avrebbe avuto due pompe benzina e due gestioni elettroniche diverse a seconda del carburante inserito, che può essere il 100 ottani o il 91 ottani (in America usano questo carburante, meno raffinato e più economico, da noi si trova il 95).
Alla fine è uscita, ed ha stabilito record su record. E’ la prima auto di serie ad essere stata progettata appositamente per le gare di allungo: coi suoi circa 840 cavalli fa lo 0-100 in 2.3 secondi, che è più di una LaFerrari, o una Veyron, o una Tesla S P100D.
Copre il quarto di miglio (cioè, 400 metri) in meno di dieci secondi (9.65) e questo risultato è certificato dall’associazione nazionale statunitense che si occupa di gare sulle drag strip. La stessa associazione ha bandito la Challenger Demon da queste gare. Questo le dà il titolo di Instant Classic, anche in virtù del fatto che solo 3000 ‘muricani potranno comprarla.
TESLA VALE PIU’ DI GENERAL MOTORS
La terza auto della gamma Tesla (che ora è composta da S, 3, X – vi dice qualcosa?) è anche la più importante: infatti è l’unica elettrica del segmento delle berline medie premium, e costerà quanto una berlina media premium.
E’ assurdo a dire, ma un’azienda nata quattordici anni fa e che al momento produce tre modelli ha raggiunto un valore di mercato pari a 51 miliardi di dollari, qualche centinaia di milioni in più rispetto a General Motors e 6 miliardi in più rispetto a Ford. Ogni Tesla venduta, General Motors vende 87 auto, eppure ora è chiaro chi si è messo sulla strada giusta e chi invece, tra gestioni fallimentari e chiusura di fabbriche qua e là, perde ogni anno terreno rispetto ai nuovi che avanzano.
Questo risultato è stato ottenuto da Elon Musk in una maniera ancora più assurda: se Tesla Motors ogni anno va in perdita, le altre aziende di Musk, come Solar City, che produce pannelli solari, generano utili. Con la fusione delle varie aziende in una holding è riuscito a creare un gruppo credibile, anzi incredibile.
IL GIAGUARO SI E’ MESSO A MIAGOLARE
Si, ma non preoccupatevi: comunque ha i suoi 300 cavalli e fa lo 0-100 in 5,4 secondi.
Jaguar qualche anno fa ha presentato quella che forse è l’auto più bella in commercio. E l’ha dotata di motori potenti e cattivi, affinché potesse rappresentare una valida alternativa a tutta la gamma Porsche. Parliamo di un V6 Turbo e un V8. Questi motori ruggiscono e sbraitano. Ma per vendere di più, Jaguar deve fare qualcosa in meno.
Quindi è stata presentata una nuova versione della F-Type, con un quattro cilindri della nuova famiglia ingenium, un due litri in alluminio, turbocompresso, che pompa 300 cavalli e permette all’auto un’accelerazione più che dignitosa. Eccoci davanti all’ennesimo caso di downsizing: già un anno fa Porsche aveva presentato la 718 con un Boxer 4cyl turbo, e sempre più case ricorrono al quattro cilindri anche per modelli performanti.
Del resto abbiamo visto come un 2.0 possa arrivare a sviluppare anche 380 cavalli, come nel caso della A45 AMG. Quindi non vi preoccupate, ma se avete i soldi.. Prendete una F-Type V6.
MENTRE FERRARI VINCE IL SUO SECONDO GP DEL CAMPIONATO, LAMBORGHINI VANTA UN PILOTA D’ECCEZIONE
L’accoppiata Honda-McLaren, che se si pensa ai risultati di oggi viene quasi da piangere, o ridere, è stata per una manciata di anni invincibile in Formula 1, anche grazie alla buonanima di Ayrton Senna. Eppure Honda prese la stupida decisione di abbandonare il progetto, lasciando McLaren alla ricerca di un motore.
Tra le varie opzioni fu indicato il V12 Lamborghini, modificato pesantemnte per il team McLaren. Quindi una monoposto McLaren fu guidata da Ayrton Senna almeno una volta. Solo che poi la storia è andata diversamente: alla McLaren preferirono motori Ford, poi Peugeot, per poi passare a Mercedes e restarci per un po’. Adesso questo V12, e la monoposto guidata in quell’occasione, sono esposte al museo Lamborghini di Sant’Agata
VLF! CHE DIO LA BENEDICA!
V (Villareal) L (Lutz) F (Fisker). Tra VLF, FCA, VAG, non riesco a capire se sul banco alle medie scrivessi sigle di Case automobilistiche o altro..
Se Elon Musk è riuscito nella più grande impresa automobilistica del secolo, un altro visionario come Henrik Fisker non ce l’ha fatta. Fisker è un designer danese entrato nella storia per modelli come l’Aston Martin Vantage e DB9 o la Bmw Z8. A un certo punto però ha deciso di mettersi in proprio creando la sua azienda, la Fisker appunto, e mettendo in produzione la Karma, una berlina elettrico+termico dalle linee immortali.
Ma le cose non sono andate bene come dovevano, e nel giro di pochi anni la Fisker Automotive è finita in bancarotta. Quindi, abbassando la cresta, si è rimesso all’opera unendosi a un ex manager della General Motors e un produttore di yacht, e ora disegna auto da produrre in piccola serie. Tra queste c’è la Force1, su base Viper. Ed ecco l’ultima versione col tetto in tela: chi non ne vorrebbe una per sé?
PEUGEOT-CITROEN TORNERA’ A STELLE E STRISCE
L’unico modo per vedere una Citroen negli USA era giocare a GTA V, dove si può guidare una Lampadati Pigalle, versione alternativa della Citroen SM, anche detta “Citroen Maserati”.
Così come Fiat e Alfa Romeo, i marchi Peugeot e Citroen non erano presenti negli U.S. dagli anni ’90. Ma i piani del CEO Carlos Tavares prevedono un ritorno nella terra delle grandi opportunità. Ma con la testa bassa. Cioè, invece di andare da un americano e convincerlo che la Citroen Picasso è meglio della sua Ford Explorer, si dà all’americano l’opportunità di noleggiare, per brevi tratte e pochi, una delle auto della PSA dagli aeroporti delle più grandi città.
Cioè si crea un servizio di car sharing fatto solo da Citroen, Peugeot e DS. E magari in futuro Opel, chissà. Poi nel dieci anni, una volta convinti gli americani che anche i francesi sanno fare le auto, cominciare a creare una rete di vendita e prendere uno zerovirgola del mercato americano. Direi che ad Alfa Romeo è andata meglio.
LA TEMERARIA BANDA DELLE GIULIETTE, OVVERO LADRI DI PIUMINI.
Chi ha vissuto negli anni ’90 ricorda la paura seminata dai fratelli Savi della Banda della Uno bianca, che giravano con l’utilitaria Fiat la zona di Bologna rapinando supermercati e tabacchi, senza farsi problemi a sparare e uccidendo chiunque provasse a opporsi: testimoni, passanti, carabinieri e nomadi furono tra le 24 vittime della banda, insieme ad altri 102 feriti, negli anni che vanno dal 1988 al 1994.
A distanza di ventitré anni i tempi sono cambiati, le auto sono più veloci e i malviventi sono.. meno duri, mi concedete il gioco di parole? Infatti nel torinese una banda ha rubato diverse Alfa Giulietta Veloce per compiere delle rapine. Ma invece di rubare soldi come tutti i ladri normali di questo mondo, rubava piumini.
FOZZA INDA!
Una foto della SWM X7 ci è stata mandata in pagina qualche giorno fa: vedendola da dietro, ho creduto fossero foto spia della BMW X7, che uscirà probabilmente l’anno prossimo. Il solito design originale cinese.
Il Milan è da poco stato ceduto al gruppo cinese Sino-Europe Sports Investment Management Changxing (il nome mi fa venire i brividi), ma anche l’Inter la scorsa estate è stato ceduto a un investitore cinese, Zhang Jindong. E per l’area della Cina ha trovato come sponsor una vecchia azienda di motociclette meneghina, la SWM.
E fin qui, sticazzi.
La cosa che diverte però è che la SWM non è più italiana, ma cinese, e produce anche automobili – che da noi non vengono importate. Quindi in Cina girano diversi modelli di SWM X7 con le facce di Handanovic, Perisic, Kondogbia, Gagliardini e Miranda. E allora Fozza Indasia!
L’ADDIO A CARLO RIVA
A 95 anni si è spento l’uomo che ha disegnato il motoscafo più bello di sempre, l’Aquarama. Ecco un modello spinto da due V12 Lamborghini. Godetevi il video.
TOTO’ E IL GIOIELLO DI MECCANICA
Questa settimana segna i cinquant’anni dalla scomparsa di Totò. Vogliamo celebrarlo con questa scena memorabile da Totò, Peppino e la Malafemmena.
L’auto di cui parliamo stasera è una delle auto più controverse del panorama automobilistico: la Lancia Thesis, ultima ammiraglia sviluppata “interamente da Lancia” (escludendo la Lancia Thema del 2011, sviluppata sulla base della Chrysler C300).
Grossa berlina di rappresentanza del segmento E, ampiamente adoperata in gran parte da alte cariche dello Stato (come ad esempio lo stesso Presidente della Repubblica), la Thesis annovera un piccolo gruppo di estimatori e, soprattutto, una ancora più vasta platea di critici.
Perché?
Per non congedarvi con un “semplicemente fa schifo”, contestualizziamo un po’.
La storia della Thesis è molto travagliata: essa nasceva a cavallo del millennio in un settore che pullulava di alternative ben più “blasonate”, portandosi sulle spalle peraltro l’eredità della crisi del marchio Lancia, all’epoca recentemente messo in cattiva luce della (ancor più fallimentare) Lancia K.
Quest’ultima, infatti, risultò troppo lontana dagli stili e dai canoni di qualità, modernità ed eleganza ai quali erano abituati i clienti Lancia (impossibile non pensare alla Lancia Thema).
Thesis, dunque, non doveva semplicemente risollevare le vendite, doveva letteralmente far “ricredere” la nuova clientela che oramai era in balia delle Tedesche, conciliando uno stile slanciato e moderno, pur richiamando lo stile classico ed elegante che tanto piaceva agli appassionati.
In quest’ottica furono disegnati tre prototipi, denominati “Tikal”, “Agorà” e “Arca”, dei quali uno solo fu approvato: responsabile di questo fu un designer statunitense, Mike Robinson.
Beh, analizzandola oggettivamente, Robinson fece proprio quello che gli venne chiesto: la Thesis era visibilmente imponente (sfiorava i 4 metri e 80 di lunghezza) e la linea, seppur molto slanciata e futuristica, presentava numerosi riferimenti e accorgimenti che richiamavano le importanti Lancia del passato, in particolar modo quelle a cavallo fra gli anni ’50 e ’60 (Aurelia e Flaminia in testa)
Interessante, ad esempio, anche l’idea di adottare i gruppi ottici “sfalsati” sui parafanghi, quasi un omaggio alle auto d’epoca, stavolta degli anni ’30.
Da un punto di vista tecnico le novità erano ancora più importanti: il telaio era basato su una piattaforma estremamente versatile e innovativa, le sospensioni anteriori erano a quattro ruote indipendenti con schema Multilink a cinque bracci in acciaio e numerosi elementi realizzati in alluminio, accorpati ad un sistema semi-attivo di smorzamento denominato “Skyhook”.
L’impianto frenante era invece costituito da quattro freni a disco autoventilati.
Anche elettronicamente parlando le innovazioni non si facevano attendere : ricca di sistemi elettronici molto avanzati per l’epoca (quali ESB, ABS, EBD e TCS), la neonata ammiraglia Lancia era dotata di alcune chicche decisamente pionieristiche, come i fari posteriori sottili e affusolati interamente a LED.
Dentro, il trionfo del lusso e della tecnica: pellami pregiati (di Poltrona Frau), alcantara e radica ovunque, plancia in mogano, sedili adattivi con regolazione elettrica, impianto satellitare, telefono GSM e impianto HI-FI Bose (sulla top di gamma).
Gamma motori composta da tre propulsori benzina (il motore più piccolo era il 2.0 Turbo Soft 20V 185 CV cinque cilindri, con iniezione elettronica) prodotto dalla FMA di Pratola Serra) e un diesel common rail (inizialmente il 2.4 JTD da 150 CV, successivamente evolutosi nel 2.4 MJT)
Al top di gamma vi era il celebre 3.0 24 V6 Busso a benzina, di Alfa Romeo, dalla potenza di 215 CV che garantisce prestazioni sportive (velocità massima di 235 km/h e scatto da 0 a 100 km/h ottenuto in 9 secondi) e relativi costi di gestione esorbitanti, naturalmente, data la mole imponente della vettura.
Insomma: un vero e proprio salotto su ruote che sulla carta, sarebbe dovuta essere un successo.
La stessa campagna che precedette il lancio fu imponente: ad esempio, un prototipo della vettura semi-definitiva (la Lancia Dialogos) venne modificato e regalato al papa Giovanni Paolo II, con il nome di Lancia Giubileo, in occasione dell’anno 2000.
Lancia prevedeva un volume di vendita che oscillava fra i 20.000 e i 25.000 esemplari all’anno.
Ebbene, sono stati venduti meno di 16.000 esemplari prima della cessazione della produzione, un vero e proprio disastro per Lancia, la quale aveva investito sul progetto qualcosina come 400 milioni di Euro.
Dicevamo dunque … perché?
Ebbene, possiamo vederlo come un classico esempio di come progetti che sulla carta sembrano sensati non sempre funzionino nella realtà: le linee di Robinson sarebbero state perfette in un museo, in un’opera futurista o su una showcar ma poco si addicevano ad un’auto di serie.
Dove la K aveva sbagliato rendendosi troppo anonima, la Thesis sbagliò in senso opposto, apparendo decisamente troppo anticonvenzionale per la maggior parte della potenziale clientela.
Non bisogna neanche sottovalutare che, in uno dei periodi di crisi più profonda per il marchio Italiano, la neonata ammiraglia di Lancia si trovò catapultata di peso in un segmento nel quale per lo stesso prezzo la concorrenza offriva autovetture più blasonate, come BMW Serie 5 e Mercedes Classe E: ammiraglie esteticamente meno innovative ma sicuramente più solide e più ambite, in un settore in cui regnavano praticamente incontrastate da diversi anni.
Diversi esemplari della prima serie, inoltre, riscontrarono diversi problemi alla parte elettronica : la pionieristica Thesis era stracarica di sofisticate centraline, forse un po’ troppo acerbe al periodo del lancio.
Questo non aiutò decisamente la nomea della cattiva affidabilità di Lancia, scoraggiando ancor di più gli storici acquirenti di tedesche.
Nel 2009, dunque, fu ritirata dal listino, diventando uno dei più grossi “smacchi” dell’industria automobilistica Italiana : tutt’ora, infatti, non esiste un’ammiraglia dello stesso segmento in casa Lancia e, probabilmente, non esisterà ancora a lungo.
IL PORTALE DELL’AUTOMOBILISTA CI FORNISCE UNA NUOVA FUNZIONE, UTILE MA SOLO FINO A UN CERTO PUNTO.
L’immagine è sgranata perché volevo coprire la targa ma soprattutto le altre pagine aperte… No in realtà è perché volevo essere utile come la funzione del portale… Tutte scuse..
C’è una nuova funzionalità sul portale dell’automobilista: permette a chi vuole acquistare un’auto di verificare il chilometraggio dell’auto al momento di effettuare la revisione. Ottimo! Così sarà facile fregare i polli: immaginate un idiota che fa la revisione a 200mila km e poi scala il contachilometri a 80mila prima di vendere l’auto. Voleva fregare te, ma tu hai fregato lui. Molto bello. Però bisogna tener conto che la prima revisione dell’auto è prevista dopo quattro anni dall’immatricolazione. Piccolo sillogismo: i chilometri si scaricano quando un’auto ha tanti chilometri. Un’auto nuova con tanti chilometri solitamente è appartenuta alle flotte aziendali o ai liberi professionisti. Chi lavora molto con l’auto e macina chilometri solitamente cambia auto ogni due anni. Quindi è molto probabile che prima della revisione l’auto sia stata spremuta ben bene, rimessa all’asta, “ricondizionata” se così vogliamo dire, e rimessa in vendita con un chilometraggio fasullo. Andando a vedere i cosiddetti “Errori di sbaglio” scovati da Alfredo Bellucci di Non prendermi per il chilometro, si nota che spesso e volentieri le auto schilometrate non hanno più di tre anni. Quindi grazie al portale dell’automobilista, ma non è abbastanza.
LORIS BICOCCHI E’ DI NUOVO ALL’OPERA SU UNA SUPERCAR ITALIANA
Loris Bicocchi con Luca Mazzanti. Mazzanti è un pistoiese di 43 anni e prima dell’Evantra era noto soprattutto per il restauro di auto d’epoca. No, non parlo della 850 di zio Salvatore, sto parlando di Cisitalia o Maserati guidate da Stirling Moss.
Lui è molto probabilmente il collaudatore più importante degli ultimi 30 anni.
Perché ha sviluppato alcune fra le auto più importanti degli ultimi 30 anni. La Zonda, la Veyron, la Koenigsegg CCX, solo per ricordare quelle che sono passate alla storia come grandi auto e non come “auto che potevano farcela ma..”.
Ebbene, a quasi sessant’anni, ha iniziato un nuovo progetto. E, aggiungerei, ambizioso. Ha appena cominciato una collaborazione con la toscana Mazzanti Automobili, e svilupperà la versione Millecavalli della Mazzanti Evantra. In bocca al lupo a lui, e in bocca al lupo alla Mazzanti.
IL FERRARI LAND E’ NATO NEL MOMENTO SBAGLIATO DELLE NOSTRE VITE
Alcuni di noi studiano in modo matto e disperato, alcuni di noi lavorano come cani, alcuni di noi programmano il matrimonio. Alcuni non hanno il tempo per tagliarsi la barba, alcuni si mettono la pochette per andare ad appuntamenti di lavoro e altri ancora passano le ore a smontare la moto, o appresso a una donna che li tratta a pesci in faccia. Insomma abbiamo un sacco da fare e un sacco di cui lamentarci. A tutto questo aggiungiamo che il luna park a tema Ferrari, aperto a Barcellona qualche giorno fa, è arrivato ora che non abbiamo l’età per dire “domenica si va al luna park”. Che poi, nessuno ci vieta di tirar fuori la parte giovanile di noi. Ma è molto più probabile che quando ci andremo sarà per portarci i nostri figli.
FERDINAND PIECH VENDE LE SUE AZIONI… AL FRATELLO
“A rigà chi m’ha ‘nculate ‘e chiavi daa Polo?”
Nessun rischio dunque per chi pensava che la Volkswagen perdesse la componente Piech-Porsche. Quella famiglia rimarrà in pieno controllo del board VW, perché Ferdinand Piech, per anni alla guida dell’azienda “di famiglia”, ha ceduto la sua quota a suo fratello Hans Michel, che ora possiede il 25% delle azioni.
Sulla carta però Ferdinand è fuori. E dire che è stato l’uomo più importante per il gruppo Volkswagen è poco. Se oggi VW è il primo gruppo al mondo è merito suo e delle sue strategie commerciali. Dalla trasformazione graduale di Audi da ciofeca a eccellenza premium, alla creazione di un impero industriale che nemmeno uno scandalo come il dieselgate ha potuto danneggiare gravemente.
L’AUDI MOSTRA LA SCOCCA DELLA NUOVA A8
Questa è la scocca della nuova generazione di Audi A8, che dovrebbe uscire nei prossimi mesi. E’ già chiaro vedendo queste foto che la A8 riprenderà molto dalla concept Prologue mostrata nei saloni degli ultimi anni.
Qualche tempo fa il nostro admin Alejandro Cruz ha comprato la nuova Serie 7, che ha una scocca costituita da acciai ad alta resistenza, alluminio e carbonio. Prima di comprarla aveva provato la concorrenza e non solo era rimasto poco convinto, ma aveva snobbato la A8 classificandola come “cagata”. Ebbene non mi trova d’accordo. Quando è uscita la A8, nel 1994, aveva dei contenuti meccano-tecnologici che le altre barcone tedesche sognavano. Fu la prima auto ad avere una scocca completamente in alluminio, per esempio.
Roba che quando è uscita l’ultima generazione di XJ, con scocca in alluminio, tutta la stampa inglese a lodarla come se fosse stata rivoluzionaria.
Ogni tanto bisogna dare a cesare quel che è di Cesare. La A8 non ha nulla da invidiare alle altre ammiraglie, anzi in molti casi è stata la migliore del segmento. Ma ora il peso degli anni si fa sentire, e così ne sta arrivando un’altra. Tutta nuova, ha una scocca in alluminio, con tratti in magnesio e altri in fibra di carbonio. Insomma, sembra fatta con le protesi di Pistorius, che andava parecchio veloce…
LA MINI CHE TUTTI VOLEVAMO MA CHE NESSUNO AVEVA AVUTO MODO DI FARE, ORA C’E’. E COSTA TANTISSIMO.
Ecco la Mini Remastered, l’ennesima auto classica “resuscitata”. Già la californiana Singer ha riproposto una versione modernizzata della 911 classica. Ma mentre la Singer prende vecchie scocche e le modernizza, la David Brown costruisce la Mini Remastered da zero. Un po’ quello che ha fatto di recente Jaguar riproponendo in piccola serie la E-Type Lightweight
L’anno scorso ho spaccato il maialino e ho pensato di comprare una Mini British Open del 1992. Era il mio sogno già da adolescente e sembrava arrivata l’ora di togliermi uno sfizio. Inizialmente con un amico volevamo comprare un modello meno da collezione e modificarlo rendendolo più simile a un’auto moderna. Volevamo cambiare tutto il reparto sospensioni e freni, mettere un motore del terzo millennio. Insomma, sognavamo così tanto che alla fine abbiamo deciso di abbandonare completamente l’idea. Per questo sugli annunci c’è scritto “Astenersi sognatori”, è un messaggio per tutti gli mdmologi come me.
Fatto sta che la David Brown Automotive, nota per aver ricarrozzato una Jaguar XK facendola sembrare la reincarnazione dell’Aston Martin DB5, ha realizzato il sogno che avevo io. E lo mette in vendita, questo sogno. A circa 80mila euro. Io mi astengo.
LA GRAND CHEROKEE TRACKHAWK E’ MOLTO INUTILE, MA POTREBBE PIACERCI MOLTO
Esiste ed è già in vendita una versione SRT “da barboni” della Grand Cherokee. Monta un 6.4 aspirato da 475 miseri cavalli. Questa nelle foto è la Trackhawk, con un 6.2 supercharged da 707 cv. Quanto è utile da 1 a 10? Se siete quelli che fanno la spesa a 60 km di distanza da casa e pretendono di tornare coi Cornetti Algida ancora freddi…
La Mercedes ha appena lanciato la GLC AMG, che coi suoi 510 cavalli raggiunge la potenza della Stelvio. Ma viene un po’ da sorridere se si pensa che molto probabilmente la prossima settimana sarà svelata la Jeep Grand Cherokee Trackhawk, che dovrebbe montare il 6.2 con compressore della Challenger Hellcat. Non si scherza, in caso. 700 e passa cavalli su un’auto che ha il bagagliaio per il cane. Per quelli che vogliono far sentir male la suocera, la Trackhawk potrebbe fare lo 0-100 in 3.5 secondi e diventerebbe l’auto più spaventosa mai uscita dagli Stati Uniti dopo la Ram SRT col motore della Viper.
VW VENDE AGLI AMERICANI UN SUV ENORME PER IL PREZZO DI UNA GOLF DIESEL.
Ok, questa non è proprio la versione base, ma anche con questo livello di personalizzazione costa meno della Touareg, che è più piccola. Infatti la Touareg in America parte da 49mila dollari.
VW ha appena messo in vendita l’Atlas nel mercato nordamericano. E’ un mega-suv di dimensioni disumane. Infatti è molto più grande della Touareg che vende da noi e che rappresenta, attualmente, il top di gamma Volkswagen. E’ sicuramente anche molto meno raffinata della Touareg, il che potrebbe spiegare il prezzo stracompetitivo: 31mila dollari. In Euro, sono meno di 30mila. E stando alla nostra esperienza, comprando una Golf TDI e aggiungendo qualche accessorio ci si arriva molto facilmente alla soglia dei 30.
Ma non pensate che i concorrenti si comportino diversamente. Auto dello stesso tipo, come la Ford Explorer e la Toyota Highlander, costano anche meno. Ma la Atlas base non ha la dotazione di una Dacia Sandero: infatti non le manca un moderno sistema di infotainment Apple Carblablabla e Google blablabla, e retrocamere da parcheggio per evitare di schiacciare l’auto dietro di sé. Perché loro si e noi no?
LA GIULIA IN AMERICA FA IL BOTTO!
Questa Alfa Giulia Quadrifoglio è stata messa all’asta per 225 dollari. Quindi scegliete, o questa o 45 modelli Burago in scala 1:43.
Si, anche letteralmente, da come potete vedere nelle immagini. Ma parlando di vendite, da quando c’è stata la pubblicità dell’Alfa al superbowl, le vendite delle Alfa negli Stati Uniti sono aumentate del 1200%. A gennaio negli USA si erano vendute 29 Giulia, a marzo 484, con un totale di 550 auto (comprese le 4C). In Italia, la Giulia vende più delle corrispondenti premium, ma le vendite sentono comunque la mancanza di una versione Sportwagon, che già si è detto, non si farà. Infatti l’unica concorrente che vende più della Giulia è l’A4, con circa un centinaio di unità in più. Ma va specificato che su circa 1100 A4 vendute, 1000 sono Avant.
Ma poi a FCA chi ha detto che le wagon non ci piacciono più?
Perché se siete imprenditori brianzoli comprare un SUV a vostra moglie è un dovere morale
Fra i tanti problemi che affliggono la mobilità italiana, insieme a ciclisti, vecchi col cappello, apecar scarburati e motorini impazziti, c’è anche una figura tutto sommato recente: la mamma col SUV.
Anzitutto mamma, perché se non sei madre e tuo marito ti compra un’auto da 70mila euro, probabilmente si tratterà o di un SLK o di una Smart Brabus coi sedili tigrati. In secondo luogo moglie, perché la donna emancipata, in carriera, divorziata o altro di solito opta per altre auto.
Da ultimo, inabile alla guida. Perché se una non è in grado neanche di parcheggiare la sua Twingo giallo limone senza fare danni, è logico darle in mano un autocarro di 9 metri per svariate tonnellate di peso, con 500cv e gli ingombri di una petroliera.
L’habitat preferito di questo esemplare è L’Entrata Della Scuola.
Ora, forse voi non lo sapete, ma pare che i figlioletti di queste simpatiche signore abbiano gravi disfunzioni motorie. Disfunzioni tali per cui siano di fatto impossibilitati a coprire una distanza superiore ai 3 metri fra la portiera dell’auto e l’ingresso della scuola. Così, la MammaColSuv sfodera gli artigli ed inizia a lottare con gli altri esemplari affinché i suoi pargoli possano scendere esattamente davanti alla porta.
Iniziano così urla, improperi, colpi di clacson, sportellate, doppia fila, tripla fila, retromarcia contro lo scuolabus, pianti, grida isteriche, trucco e parrucco, telefonate all’amica e Tiziano Ferro a 200 decibel.
Roba che la battaglia di Waterloo a confronto è stato un pacato dialogo tra amici in lieve disaccordo.
E’ così. La mamma col SUV è una realtà oramai radicata e difficilmente contrastabile. Così se ne incontrate una sulla vostra strada, non sfidatela. Non guardatela negli occhi. Non suonatele il clacson. E soprattutto non ditele MAI (mai, sul serio) e per nessun motivo “Aò, comprate na smart!”. E’ come sventolare una bandiera rossa davanti a un toro.
Limitatevi a guardare altrove, farvi da parte e sperare che abbia capito come funzionino i sensori di parcheggio.
Le prime esclusive immagini della Fiat Multipla – MY 2017!
L’auto del giorno di questo 1° Aprile è una novità esplosiva: alcuni nostri contatti sono riusciti a trafugare dalla sede Olandese di FCA ad Amsterdam alcuni documenti riservati riguardo al lancio dei prossimi modelli del gruppo Italiano.
La novità più sconvolgente, oltre ad un ulteriore restyling della Fiat 500 per il mercato Americano e una possibile versione Cabriolet della Fiat Tipo, consisterebbe nella presentazione della nuova serie di un importante modello del passato.
Una vettura iconica che si è fatta distinguere nella massa per le sue doti sportive, la sua raffinatezza e la sua eleganza.
Signori e signore: MdMItalia ha il piacere di annunciare in esclusiva l’arrivo della “Nuova Fiat Multipla”, il cui lancio è previsto entro l’Estate 2017.
Ecco gli scatti recentemente trapelati da una brochure destinata al mercato Somalo e Nordcoreano.
Notare, come da tradizione Multipla, la linea sbarazzina ma al contempo sobria, la quale trae spunto dalle gloriose supercar del passato come la Lamborghini Miura, l’Alfa Romeo 8C Competizione e, naturalmente, il Deltone.
Basata sul telaio del Fiorino (accorciato), la “Nuova Multipla 2017” potrà essere equipaggiata con diversi motori: in gamma un potente 0.9 Twinair benzina-ammetano con potenza ridotta a 40 CV, un nuovissimo 1.4 Turbo denominato “CSI”, sviluppato in collaborazione con il gruppo VAG ed alimentato a miscela, e il classico MJT a gasolio, stavolta declinato nella versione 17.000cc per poter reggere il confronto con gli Scania in autostrada.
Dentro, l’abitacolo è stato completamente ridisegnato in modo razionale, aggiungendo inoltre altri due maniglioni (presenti nel vecchio modello solo lungo la portiera) sui montanti, perché si sa che non bastano mai.
Disponibile sia con cambio automatico che manuale, la Multipla 2017 promette di essere l’auto ideale per viaggiare in modo confortevole, senza mai rinunciare alla praticità e soprattutto allo stile.
È prevista inoltre per il 2018 una versione sportiva by Abarth, denominata “MultiplaGT”, con doppio scarico, minigonne sportive, assetto ribassato, cofano in fibra di carbonio e cambio DSG, spinta con tutta probabilità con un V6 Busso.
E voi, cosa ne pensate?
Scrivetecelo qua sotto o nei commenti al post sulla pagina FB 😛