Comprare una moto usata
qualche dritta per non farsi fregare
Continua a leggere “MdM e la guida definitiva per l’acquisto di una moto usata”
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Un sorriso stampato sulla faccia: ecco cosa contraddistingue i ferraristi da due settimane a questa parte. 2 Vittorie su 2 GP disputati per Vettel, e si spera sia solo un antipasto (GUFO ALERT).
Non si può dire che la Rossa fosse la vettura superiore, ma diamine, se è stata competitiva. La lotta per il podio è stata praticamente solo tra Ferrari e Mercedes, anche perché entrambe le RedBull sono uscite di gara in tempo record (hanno fatto addirittura di peggio delle Haas nella prima gara).
Il team Mercedes ha preferito andare più “sul sicuro” giocando di tattica, girando un po’ più lento, preservando le gomme, facendo un pit-stop in meno e guadagnando così 24 secondi difficilissimi da recuperare dal Cavallino. Quest’ultimo (da quello che abbiamo potuto capire) aveva, di tutta risposta, una strategia con due soste ma molto aggressiva, particolare e poco prevedibile (tanto che non è ancora chiaro cosa avesse in mente).
Una cosa è sicura: un po’ come in Mercedes, il secondo pilota ha giocato un ruolo importantissimo.
Alla Mercedes hanno provato qualche giochetto, come far uscire i meccanici dal garage in maniera illusoria, spingendo la Ferrari a fare un pit-stop che doveva in ogni caso effettuare.
Dopo la sosta di Vettel (a cui hanno messo le gomme Soft), è rientrato il Finlandese a cui hanno messo, in maniera totalmente inaspettata essendo ancora il 37esimo giro, le Super Soft.
Peccato che i maestri meccanici del cavallino rampante hanno, per una volta, sbagliato e costretto Raikkonen al ritiro (dopo che aveva, tra l’altro, investito uno di loro).
Arrivati a questo punto c’era il tedesco in testa con le gomme Soft (le gialle, per intenderci) con un bel po’ di vantaggio e le ciabatte grigie a strisce azzurre subito dietro che avevano appena montato le gomme Medium (le bianche, per intenderci).
Attimi di panico. La Mercedes era a meno di 24 secondi dal primo in classifica, lì che girava tranquilla, senza nemmeno spingere troppo, con le gomme bianche, lasciando intendere che (cosa mai fatta prima d’ora) aveva intenzione di fare gli ultimi circa 35 giri con lo stesso treno di gomme (d’altronde le nuove Pirelli sono molto più morbide di quelle dell’anno scorso). La Fezza aveva perso il (fondamentale) secondo pilota. Insomma… la strategia stava andando a rotoli. C’era tensione e l’indecisione era tanta. Mentre TUTTI (anche gli ingegneri Mercedes) aspettavano la mossa della Scuderia Ferrari il tempo passava, le macchine giravano e il conto alla rovescia dei giri dalla fine proseguiva indisturbato. Ad un certo punto, è parso chiaro a tutti: la Rossa si è presa gioco di tutti. Vettel con un delicato messaggio radio “Plan B! Plan B!” era come se avesse detto, in tono sarcastico: “Ah… voi girate per 35 giri con le Medium per superarmi mentre sono box? E io non ci rientro ai box!”. Quando il tutto è risultato evidente la grigia ha cominciato a spingere, ma era troppo tardi.

Non ci credeva nemmeno lui. Ha ammesso, dopo la gara, di aver mentito in radio
quando diceva di “avere tutto sotto controllo”. Si aspettava addirittura di arrivare terzo. In ogni caso, Seb si è dimostrato, ancora una volta, un maestro: ha gestito in maniera perfetta le sue gomme ed è riuscito a non farsi superare da Bottas nonostante durante l’intero ultimo giro gli sia stato alle calcagna, con l’ala mobile posteriore aperta, avendo gomme più dure e con meno giri sulle spalle.
Una vittoria prepotente, all’italiana. Ebbene sì: le Mercedes avrebbero voluto catturare la vittoria girando tranquille per tutta la gara, sforzandosi poco, giocando di tattica e non di velocità. Invece, non solo la Rossa ha girato fortissimo per tutto il tempo, è anche riuscita a non far passare il Finlandese che ha chiuso secondo a 0.699s da Vettel, nonostante il grosso svantaggio dell’usura delle gomme.
Con una Ferrari che conquista il primo posto in un modo che non vedevamo da tanto tempo, una Toro Rosso in quarta posizione, una Haas (più italiana che mai quest’anno) in quinta posizione e la conclusione della Alfa Romeo-Sauber in nona posizione – che conquista così i suoi primi due punti – il sorriso stampato non è solo dei ferraristi: è di chiunque tifi italiano.

Com’è che si dice? “Non chiamare il diavolo, che il diavolo arriva!”. Ogni volta che qualcuno parla della maestria dei meccanici Ferrari, succede qualcosa: oggi è stato il disastro che ha causato al povero meccanico
Francesco Cigarini la frattura di Tibia e Perone.
Quindi non si canti vittoria, perché il campionato è ancora molto lungo.
La Mercedes può ancora tranquillamente riprendersi e sicuramente, dopo oggi, sarà ancora più competitiva e avrà voglia di vincere. La Mercedes non è un rivale affatto facile, si sa: è pronta all’agguato e a sfoderare assi nella manica.
Vedremo allora cosa succederà: finora è stato bello vedere, e lo ha detto anche Arrivabene, come la Formula 1 sia tornata ad essere piena di colpi di scena, di guerre e come non sia più “noiosa” come gli
anni passati. Come previsto prima dell’inizio del campionato: ce ne sono state, e ce ne saranno ancora, delle belle!
Iacopo De Luca

NOTIZIA FLASH!
Un giornalista di MdM Italia è appena entrato in possesso di alcune foto spia, scattate presso una località imprecisata vicino Torino (o in Olanda), della futura ammiraglia della Gamma Lancia, la nuova “Lancia Ypsilon Lambda Sigma” (nota anche come “Lancia YLS”).
La notizia, giunta all’alba di oggi, era totalmente inaspettata : dal pensionamento della riuscitissima Thesis (escludendo le 4 Lancia Thema vendute dal 2011 al 2014) la casa di Vincenzo Lancia era rimasta sprovvista di auto grosse più di un go-kart, dalla cilindrata superiore a quella di una minicar da 14-enni e, soprattutto, prevalentemente da uomo.
La nuova imponente berlina della casa Italo-Americana-Olandese-Polacca, raffigurata nella foto qua sopra nell’allestimento sportivo “Elefantino Rosso HF”, sarà basata su un telaio di derivazione Chrysler (chi l’avrebbe mai detto?).
Sarà equipaggiata da una gamma motori molto variegata : si andrà dal briosissimo 0.9 TwinAir Turbo (stavolta portato a da 160 CV) all’onnipresente 1.2 Fire da 69 CV (per non pagare il superbollo, si sa) fino ad arrivare al 3.0 IVECO F1C da 185 CV preso in prestito dal Lince montato anche sulla versione blindata (usata come futura auto presidenziale).
Menzione d’onore per il 1.9 16V, portato a 210 CV, equipaggiato su questa Elefantino Rosso, in onore … del Deltone!
Le linee sono molto filanti e originali : la nuova “YLS” non sarà semplicemente un’auto straniera rimarchiata con il muso di una Ypsilon ma sarà un modello tutto nuovo.
E, grazie al cielo, almeno non sarà disegnato da colui che ha fatto la Delta 2008.
Rimanete sintonizzati per altre novità!
MdM Italia ed il suo staff si approfittano dell’occasione per augurarvi una buona Pasqua e buon primo Aprile!
Una gufata notturna prima del GP d’Australia: ecco cosa ci si attende dal Campionato F1 del 2018.

Inutile dirlo: ogni anno, arrivati a questo punto, ci poniamo sempre la stessa domanda: “Ma quest’anno.. sarà la volta buona? Quest’anno vinciamo?” Arrivata la primavera, torna in noi quella lontana speranza, ma sempre viva e sempre più ardente. Come ogni anno siamo, comunque, pronti con cattiveria ad accettare la sfida ed a sperare al meglio, anche dopo 11 anni di sole sconfitte. Le nuove regole non stravolgono affatto l’impostazione generale dell’anno scorso, anche se si dimostrano (come al solito) ancora più restrittive. Sono ridimensionate la pinna posteriore (Body Fins) e la T-Wing; sparisce anche la Monkey seat. Aggiunta, nella parte anteriore della monoposto, una telecamera a 360 gradi. Notevole è quest’anno una particolare attenzione alla sicurezza. Obbligatori crash-test più severi e raggiunti i ben tre cavi a treccia di fissaggio per ogni ruota. In ogni caso dobbiamo preoccuparci di meno della testolina (non più così tanto) indifesa dei nostri amati piloti, data l’introduzione dell’ormai famosissimo Halo. Questa soluzione, entrata in fase di test già dal 2015, è diventata obbligatoria in tutte le classi Formula della FIA (quindi anche, ad esempio, in Formula 2 e Formula E). Come si può notare dall’immagine, e come già sapevamo un po’ tutti, la peculiarità principale di questo aggeggio infernale è quella di essere BRUTTO.
McLaren (non so se ridere o piangere) ha ben pensato di inserire sul suo Halo il logo Gandys, uno tra i maggiori produttori mondiali di ciabatte infradito.

In ogni caso, nonostante la discutibilissima estetica di questo pezzo ed i relativi vari problemi di visibilità che accusano i piloti (sono anche stati aggiunti nuovi semafori al via) questa è una modifica importantissima. Anche se i suoi 9kg sono in grado di sbilanciare le monoposto ed il suo ingombro crea fastidiose turbolenze aerodinamiche, questa staffa in titanio a detta di Mercedes è in grado di reggere il peso di un pullman a due piani. Questo aumenta notevolmente il grado di protezione del pilota in caso di urti accidentali sia con pezzi grandi (come pneumatici di vetture e barriere o altri pezzi meccanici), che con piccoli detriti. Insomma è bene giocarci e riderci su, ma anche se i suoi effetti controindicativi sono parecchi, la sicurezza dei piloti va sempre messa al primo posto. Pinna posteriore ridotta nella nuova SF71H
Le restrizioni più ferree, comunque, sono state fatte nell’ambito della meccanica. Non sono più disponibili 4 power units nell’intero campionato, ma solo 3. Ora, quindi, ogni motore deve percorrere ben 7000km (2000 in più dell’anno scorso) ed essere, quindi, molto più affidabile. Questo sembra non preoccupare eccessivamente Ferrari, che ha quest’anno le prese d’aria dei radiatori più piccole in assoluto. Infatti sembra che quest’anno gli ingegneri Ferrari si siano particolarmente dati da fare riguardo l’aerodinamica, che risulta molto curata in molti particolari. Tuttavia la vettura risulta d’impostazione simile all’anno scorso, con un muso più evoluto ma dalla forma quasi identica alla SF70H, un passo leggermente più lungo e numerosi piccoli e non (da notare l’assetto rake) accorgimenti aerodinamici che però fanno la differenza. Aggiornata ma d’impostazione classica anche la Mercedes, che invece accorcia leggermente il passo (avvicinandosi a quello della Ferrari) ma mantiene comunque le impostazioni generali della vecchia vettura. Ha ingressi dell’aria per i radiatori più grandi di quelli della Ferrari, ma una pancia più piccola sul retrotreno, la quale fornisce un importante contributo aerodinamico. Gli ingegneri della ciabatta grigia a linee azzurre vantano un motore completamente nuovo, che sembra adottare numerosi nuovi piccoli e grandi accorgimenti. Lo stesso non si può dire del motore Ferrari, che si basa sullo stesso motore dell’anno scorso, anche se con 10cv in più e con affidabilità migliorata. Ferrari ha annunciato che per ora stanno lavorando sui consumi (leggermente preoccupanti) e sull’affidabilità del motore, ma che con la seconda power unit dovrebbero arrivare sostanziali novità. Sempre un punto interrogativo sono i motori Renault che però, nelle prove della settimana scorsa, hanno girato più o meno quanto quelli Ferrari e Mercedes, non presentando particolari problemi. Questi ultimi sono ora utilizzati anche da McLaren (che ha abbandonato sicuramente con grande dolore i motori Honda i quali, tuttavia, sembra non stiano dando cattivi risultati sulla ToroRosso). RedBull è in cerca di riscatto con nuovi accorgimenti aerodinamici laterali interessanti. Nella prima gara di stagione Hamilton partirà primo. Subito dopo le cattive Ferrari di Raikonen e Vettel, che hanno entrambe fatto un tempo più lento del campione in carica di 7 decimi. Segue il tempo di Verstappen e subito dopo quello di Ricciardo, però retrocesso all’ottava posizione per penalità. Così, incredibilmente, nonostante i due secondi di ritardo rispetto ai tempi dei primi cinque, troviamo la Haas di Magnussen in sesta posizione. A conti fatti, di una sola cosa siamo sicuri: ce ne saranno delle belle. Purtroppo non abbiamo la certezza che la Ferrari abbia quel desiderato spunto in più per vincere il mondiale (i bei tempi di Michael, insomma, sono difficili da far tornare), ma penso che ci siano buone possibilità e che combattendo bene potremmo farcela. Guardando sempre con attenzione le Mercedes che nascondono sempre assi nella manica e non facendo stupidi errori come spesso ci capita, possiamo puntare al meglio. Sicuramente questo campionato sarà pieno di ardue lotte che ci faranno divertire, anche se senza le ombrelline non potrà mai essere la stessa cosa.
Dal 2040 in Inghilterra non sarà più possibile acquistare un’auto che non abbia un motore elettrico. Questa scelta divide tutti, admin di MdM compresi.

SI’. Molte Case hanno cominciato a investire seriamente nell’elettrico, compresa FCA (hallelujah!) che trasformerà Maserati in un marchio di auto elettriche – ad oggi ancora va avanti con il magico V8 aspirato della GranTurismo. Sono state presentate la nuova Leaf e la Model 3, che si preannunciano fra le migliori elettriche disponibili a prezzi decisamente umani, seppur non alla portata di tutti.
Ma questa corsa all’elettrico basta a far sì che nel 2040 ci saranno auto elettriche alla portata di tutti, possibilmente senza delocalizzare il tutto in Cina? Oggi non è possibile acquistare un’elettrica per meno di 35mila euro, e bisogna convivere con tutti i limiti dell’elettrico nonostante la spesa. Per abbattere gran parte dei limiti bisogna spendere un 100k e comprare una Tesla. L’industria ha solo 23 anni per riuscire a creare vetture economiche e affidabili alimentate da motori elettrici, comprese quelle appartenenti a segmenti che non generano profitti. Si farà l’auto del popolo a emissioni zero? Questo lo vedremo più in là.
MA ANCHE NO. E’ evidente è quanto l’Europa sia indietro in questo tipo di tecnologie rispetto all’Oriente, e come dice Andy Palmer, CEO di Aston Martin, sarà difficile la sopravvivenza in UK di brand di questo calibro, che con ogni probabilità dovranno appoggiarsi a fornitori orientali, soprattutto indiani e cinesi. Anche in quest’ottica si è svolta la visita di Andy Palmer e Theresa May, il premier britannico, in Giappone, dove è stata aperta una nuova sede della Aston Martin.
Il problema dell’Inghilterra è un altro: sebbene sia molto avanzata nel campo delle rinnovabili, ad oggi la produzione nazionale di energia non riesce a coprire il 100% di servizi e abitazioni: un buon 5-10% deve essere preso altrove. Quindi anche chi ha puntato su questa decisione si è posto delle domande: Bandire o non bandire? E’ questo il dilemma. Ci sarà abbastanza elettricità la sera, quando tutti torneranno a casa dopo il lavoro e caricheranno le auto? E i fondi per installare colonnine per tutta la Gran Bretagna? E che fine faranno le migliaia di pompe di benzina e i lavori che esse garantiscono? Così, dopo aver ricevuto svariate critiche per la decisione estrema e affrettata, il governo ha limitato il bando alle sole auto 100% termico, permettendo l’acquisto di ibride – e salvando così le supercar.

Beh, come riportano numerose testate, in Italia il senato ha approvato una risoluzione che impegna il governo a valutare una scelta simile a quella della Gran Bretagna. O della Francia. O dell’Olanda, che addirittura dal 2025 bloccherà le importazioni di auto a combustibile fossile. Ma a differenza degli altri paesi, l’Italia è estremamente lenta in queste faccende, e già adesso è anni dietro i paesi nordeuropei. Per non contare che il parco auto medio italiano è di circa dieci anni: in Inghilterra è stato organizzato un piano di rottamazione progressiva delle auto diesel e benzina, accompagnata dall’installazione di colonnine di ricarica.
Inoltre l’Italia è il paese europeo col maggior numero di distributori di metano, gas totalmente naturale – a differenza del gpl che è ottenuto dal petrolio. Nel 2010 i distributori erano 670, oggi se ne contano oltre 1400, e il numero è destinato a salire. Questo, almeno nel breve termine, ci fa onore.

Se parliamo di fonti primarie di inquinamento, è ormai risaputo che il comparto agro-zootecnico e l’industria pesante fanno la parte dei cattivi nel mondo. E stiamo parlando di fertilizzanti chimici, sterco di vacca e lavorazione dei metalli pesanti.
Eppure i trasporti contribuiscono al 30% dell’inquinamento atmosferico. Ma quando parliamo di trasporti non ci riferiamo solo all’auto privata.
Ad esempio un recente studio inglese ha esposto la tesi secondo cui venti navi cargo hanno lo stesso impatto sull’inquinamento della totalità di auto termiche presenti nel mondo. Per quanto possa sembrare assurdo, queste navi, lunghe oltre 300 metri, bruciano enormi quantità di combustibili di qualità infima. Aggiungendo che in media, su 60.000 navi cargo in giro per il mondo, ogni 3 giorni ne affonda una, abbiamo quasi due milioni di tonnellate di prodotti tossici dispersi nel mare ogni anno.

Quindi senza scherarci necessariamente con o contro le scelte dei governi europei (assai più condivisibili della linea anti-ambientalista americana), continuiamo a chiederci: non abbiamo anche altre priorità?


Il numero di questa settimana è dedicato a Richard Hammond, o “Hamster” (criceto), come lo ha rappresentato il vignettista Artegian (andate a mollargli un like!)
https://www.youtube.com/watch?v=IdbETy_2Tus
Dai, che non lo sapevi? Non è il primo che fa. Sono passati più di dieci anni dall’incidente che quasi gli costò la vita, mandandolo in coma per settimane. Mentre registrava una puntata di Top Gear, era alla guida di un dragster e cercava di infrangere il record inglese di velocità su terra. Ma proprio mentre faceva un ultimo giro, una gomma è esplosa e l’ha catapultato fuori dalla pista. Andava circa a 460 km/h. Un miracolato.
https://www.youtube.com/watch?v=oOQL7hyFXtc
Direi proprio di si. Come hai sentito nei giorni scorsi, “Hamster” ha fatto un altro incidente in Svizzera, pure questo bello grosso. Anche in questo caso stava facendo delle riprese, per The Grand Tour, e guidava una Rimac Concept_One. Ebbene, pare che andasse quasi a 200 all’ora quando è finito fuori strada durante una cronoscalata. E’ finito giù da una collina, ribaltandosi più volte. L’auto, elettrica, ha preso fuoco (batterie e fibra di carbonio sono facilmente infiammabili) ed è diventata un carboncino, ma lui ne è uscito in tempo e con solo un ginocchio rotto.

https://www.youtube.com/watch?v=u35cQQAgzwU
Quello che si può sicuramente dire guardando il video è che la velocità con la quale è entrato in curva e la traiettoria sono totalmente sbagliate. Ma che Hammond non sappia guidare è un’esagerazione, anche se non è la prima volta che va a sbattere (chi ricorda quando uscì di pista con una Noble a Imola o perse il controllo di una F-Type mandandola contro un muro?). Non è ancora chiara la causa dell’incidente, ma Hammond ha chiesto in un video scusa a sua moglie per essere stato un idiota. Ciò escluderebbe la supercar croata dall’avere colpe.

La copertina di questa settimana, realizzata da Artegian, è dedicata a Lapo Elkann.

Per chi non ci capisce, Lapo Elkann è famoso per gli scandali di droga e sesso che lo hanno interessato più di una volta e che l’hanno spesso ridicolizzato davanti all’opinione pubblica e ai social. Per chi ha seguito le altre attività del rampollo di casa Agnelli, Lapo è tutta un’altra persona. Ha una genialità imprenditoriale e artistica che più volte ha espresso.
In casa Fiat, ha cominciato curando l’immagine del marchio per avvicinarlo al pubblico più giovane. Oltre alle varie attività di sponsorship e merchandising (ricordate le tute della Fiat?), ha seguito fortemente il progetto 500 imponendosi sulla dirigenza per l’avvio della produzione. In molti dicevano che fosse una scommessa persa in partenza, ma in 10 anni di 500 i numeri parlano chiaro: è stato un successo enorme per Fiat.
Il primo scandalo, del 2005, ha ridimensionato il suo ruolo nell’azienda. Così si è messo in proprio e ha creato Italia Independent, l’azienda di occhiali da sole, realizzati con tecnologie innovative. Poi si è riavvicinato al gruppo Fiat curando il programma di personalizzazione delle Ferrari, che è stato un altro bel successo. Così si è assicurato un posto nel consiglio di amministrazione a Maranello. Nel frattempo è entrato a far parte della Automotive Hall of Fame, l’unico della famiglia dopo Gianni Agnelli a farne parte, e ancora prima che l’onorificenza fosse data a Montezemolo.
Dall’esperienza del Tailor Made ha creato Garage Italia Custom, e le auto da lui realizzate sono ormai considerate pezzi da collezione.
Dopo mesi di silenzio dovuti all’ultimo scandalo, che lo avrebbe visto coinvolto in un finto rapimento con un travellone a New York – potrebbero farci la sceneggiatura di Notte da Leoni 4 per l’assurdità della situazione – ha presentato la sua ultima creazione: la 500 Karmasutra. Con questo modello Lapo Elkann scherza sul suo rapporto con il sesso: “Chi ha detto che fare sesso è peccato? Fare l’amore e ridere fa bene all’anima e al corpo”, ha scritto sul suo profilo Instagram.
Infatti questa 500 ha un wrap con le varie posizioni del Kamasutra, e i sedili che ricordano organi genitali. E’ la più provocante tra le auto presentate da Garage Italia, e il fatto che sia proprio una 500 è indicativo. Lapo Elkann sembra dire all’opinione pubblica italiana che non è possibile mitizzare una persona per i suoi successi e il giorno dopo demonizzarla per le sue debolezze. Dietro una mente speciale c’è sempre una parte anticonformista, e spesso è proprio scommettere sull’anticonformismo che fa muovere la storia e l’economia. E se Lapo Elkann scommettesse su sé stesso, vincerebbe sempre.

Noi di mdmitalia.it non trattiamo di politica, ma di auto, e ultimamente la politica di Trump ci porta a parlare di lui. Più volte abbiamo accennato alle intenzioni protezionistiche di Trump per rilanciare l’industria dell’auto americana, che negli anni ha subìto una forte concorrenza da giapponesi, coreani e tedeschi.
Oggi ci troviamo invece a parlare degli accordi di Parigi sul clima, firmati dal suo predecessore Obama e da delegati di altri 194 paesi. L’accordo consiste nell’impegnarsi a non innalzare la temperatura media della terra di oltre due gradi, cercando di produrre sempre meno gas serra e raggiungere, entro la metà del secolo, una produzione di gas serra talmente bassa da poter essere riassorbita naturalmente. Trump, almeno stando a quanto dice, vorrebbe mettere al primo posto nella sua agenda gli interessi dell’Industria americana e dei lavoratori. Il modo in cui giustifica questa scelta è che paesi come la Cina e l’India siano diventati così potenti economicamente proprio grazie all’uso di combustibili fossili. Esattamente il modo in cui l’America lo è diventato. Quello che però non prende in considerazione è proprio il fatto che sia Cina che India abbiano firmato l’accordo, e che si stiano preparando per il “mondo di dopo”, ossia quello dell’ecosostenibilità. Lasciamo da parte il clima, anche se ci sta a cuore, e parliamo d’auto. Parliamo di economia e parliamo di Cina. All’ultimo salone di Shanghai l’Industria dell’auto cinese si è presentata per la prima volta come un pericolo per i produttori occidentali. Auto come il suv NIO ES8 sono la dimostrazione che l’industria cinese crede più a uomini come Elon Musk che ai Trump di turno. Ma non c’è solo la NIO: è pieno di aziende cinesi che sviluppano soluzioni per la mobilità elettrica, e che spesso prendono talenti e tecnologie dall’Occidente. Ad esempio la Techrules ha presentato due prototipi, la GT96 e la AT96TREV, supercar da oltre 1000 cavalli che sono alimentate da sei motori elettrici, prodotti dalla Mavel di Aosta. Questi motori sono potenziati da microturbine alimentate a biogas o metano, o anche benzina e gasolio. Teoricamente consumano 0,2 Litri di carburante ogni 100 km e (sempre teoricamente) assicurano all’auto un’autonomia di 1000km. Non fraintendeteci: ci piace il motore termico, e tanto. Ma ci piace pensare a un futuro in cui il termico è soltanto per gli amanti delle auto, e non per l’utente medio, imbottigliato nel traffico di città sempre più grigie.

E’ successo a tutti, da bambini. Ci siamo comportati male e la mamma, o il papà, ci hanno sequestrato, rotto o buttato un giocattolo. Io ricordo che mia madre spaccò un modellino di Jeep Wrangler: glielo rinfaccio ancora dopo tanti anni. Cosa potevo aver fatto di male? Di certo non più di quello che fece Uday Saddam Hussein una sera negli anni ’90. Durante una lite a cena, tirò fuori la pistola, uccise sei guardie del corpo e ferì il fratellastro del padre Saddam. Per punirlo, Saddam Hussein bruciò la collezione di auto esotiche che gli aveva comprato lui stesso. Da come racconta lo scrittore Will Bardenwerper, che ha pubblicato un libro sul periodo in cui gli americani controllavano Saddam Hussein, fu lo stesso Saddam a raccontare dell’episodio alle guardie, ridendosela all’idea di aver bruciato Rolls, Ferrari e Porsche.
Non era la prima volta che lo puniva, del resto: già aveva deciso di incarcerarlo per aver accoltellato e ucciso un suo servitore. Eppure non lo punì mai per gli innumerevoli stupri ai danni di iraqene.
Uday fu ucciso nel 2003 con un intervento lampo dagli Stati Uniti. In molti a Baghdad festeggiarono, e si capisce il perché.

Quando la Gallardo è stata sostituita dalla Huracan, tre anni fa, nessuno pensava si potesse ottenere un simile successo. Lamborghini prima di allora era una Casa che produceva pochi esemplari l’anno, e con una “entry level” la produzione è andata alle stelle. Dal 1963 al 2014 la Casa ha prodotto circa 30mila auto, di cui la metà erano Gallardo, prodotta per dieci anni dal 2003 al 2014. In soli 3 anni la Huracan ha superato metà traguardo con 8000 esemplari prodotti: un numero incredibile, che si spiega in due modi. Il primo è la presenza di mercati come Cina e Emirati. Proprio negli emirati è stato appena aperto uno showroom Lamborghini enorme, per prepararsi all’arrivo del nuovo suv, che sarà probabilmente il modello Lamborghini più di successo della storia. Un altro motivo è la fruibilità della Huracan, che è considerata una delle supercar più docili, sia nell’uso quotidiano, sia al limite. Il che è assurdo sia per la potenza, che varia da modello a modello ma si aggira intorno ai 640 cavalli; sia per il fatto che le Lamborghini del passato avevano la fama di essere difficili da domare.
Per considerare un successo la produzione della Huracan, si deve fare un conto degli esemplari dei concorrenti. E’ difficile stabilire quante 488 siano state prodotte in due anni di produzione, ma va considerato che la gamma Ferrari 8000 esemplari li sforna in un anno, ma ha il doppio dei modelli di Lamborghini, più serie speciali in edizione limitata. E che la produzione viene limitata per evitare di “svendere” le Ferrari, che devono rimanere un oggetto esclusivo – come ha detto Marchionne in una recente intervista, le Lamborghini le compra chi non riesce a comprare una Ferrari. McLaren dal 2011 al febbraio 2015 produsse 5000 Sports Series, ma in quegli anni c’era la allora vecchia Gallardo.

Un bambino nel 1985 andava a vedere Ritorno al Futuro, e rimaneva segnato per sempre. Per oltre trent’anni ha collezionato gadget vari della saga, ma gli mancava il più imporante: la DeLorean DMC-12 che, una volta raggiunte le 88 miglia orarie (circa 140 km/h) faceva viaggiare nel tempo i protagonisti del film. Ma un mesetto fa è riuscito a realizzare il suo sogno: una DeLorean color acciaio inossidabile. E nei primi giorni con la sua nuova macchina, ha avuto l’idea di spingerla a 88 miglia orarie, per provare le sensazioni attese da sempre. Ma mentre andava, è stato fermato da una pattuglia. L’agente si è avvicinato e ha mostrato lo schermo del telelaser: 88 miglia orarie spaccate. Sia l’automobilista che l’agente sono scoppiati a ridere.
“Ce l’hai il flusso canalizzatore?” – ha chiesto l’agente riferendosi all’attrezzo che, nel film, consentiva all’auto di viaggiare nel tempo. Alla risposta negativa dell’automobilista, l’agente ha multato l’automobilista. Dev’essere stata una scena senza tempo.

Era dal 2009 che la Ducati non vinceva al Mugello, e ai tempi c’era Stoner, australiano.
Ma domenica, Dovizioso ha vinto con una moto italiana, in un circuito italiano. Guardatelo nella prima curva, in cui frena da 340km/h a 85km/h.
In copertina: Artegian disegna la visione di Trump delle Case tedesche: per lui sono squali. E un po’ squalo è anche la Serie 8 Concept, veramente incredibile. Buona lettura.

Sebbene Trump si sia impegnato a mantenere il mercato aperto, ha confermato la tassazione del 35% sui modelli non provenienti dagli Stati Uniti. In particolare durante il G7 a Taormina se n’è uscito, parlando con il presidente EU Juncker, con un
“I tedeschi sono pessimi. Guarda i milioni di auto che vendono negli Stati Uniti. Porremo fine a questa cosa”.
Ma a cosa si riferisce? Beh, al fatto che gli americani vadano pazzi per le auto tedesche: la cosa è incomprensibile dato che lui stesso ne ha avute, di teutoniche. Vanno ricordate la Mercedes SLR McLaren e le varie Rolls-Royce (che sono della BMW).
Ora però Donald Trump non è più un Donald Trump qualunque: è il presidente degli americani e il surplus commerciale della Germania non gli va per niente a genio. Già negli scorsi mesi aveva cercato di far cambiare idea a BMW sulla costruzione di una fabbrica in Messico, sempre con la storia del 35% di tasse. Non c’era riuscito.
Ma Trump non tiene conto del fatto che i costruttori tedeschi hanno stabilimenti negli Stati Uniti e danno lavoro a decine di migliaia di persone.
BMW produce negli USA il 25% delle auto che vende, dato che X3, X4, X5, X6 e presto l’X7 vengono fatti a Spartanburg, in South Carolina. Dei 50 miliardi di dollari in esportazioni di automobili dagli Stati Uniti, 10 provengono da questa fabbrica.
Volkswagen da sola ha venti sedi sparse negli Stati Uniti: tra queste ci sono centri di design, sedi commerciali, centri prova, e naturalmente la mega-fabbrica di Chattanooga, nel Tennessee. Da qui escono 150mila auto l’anno, e tutte per il mercato statunitense.
Mercedes attualmente produce in Alabama ma vene in tutto il mondo le suv GLE e GLS, mentre le Classe C che vengono prodotte in questa fabbrica sono per il mercato statunitense.

Qualche giorno fa BMW ha presentato la Serie 8 Concept: tutti sono rimasti impressionati. Perché rappresenta una rivoluzione nel design BMW, mantenendo pochi dei caratteri tipici dello stile bavarese. Primo fra tutti il montante posteriore, che qui ricorda un po’ quello delle Aston Martin più recenti. Poi c’è la griglia a doppio polmone, mai stata così grande.
Stando alle informazioni della BMW, cambierà poco dalla concept al modello in serie. Infatti solitamente quando la casa di Monaco presenta una concept destinata alla produzione, sono poche le cose a cambiare sul modello che arriverà nelle concessionarie. Basta guardare la Serie 4 concept, rimasta praticamente invariata. Però guardando i muletti della M8 in circolazione, seppure ben camuffati, appare evidente che BMW non avrà il coraggio di metterla in produzione così com’è. Infatti la griglia sembra riprendere lo stile inaugurato con l’ultima generazione della Serie 7: non sarà grande come quella della concept. Quindi la Serie 8 non sarà la supercar che ci stanno facendo credere, ma una coupé moderna ma poco volgare. Peccato, per un attimo ci avevamo sperato. Del resto, l’unica vera rivoluzione nel design BMW l’ha portata quindici anni fa un americano ex-Pininfarina, tale Chris Bangle..

Vi ricordate che la settimana scorsa vi parlavamo di un probabile licenziamento del 10% del personale Ford? Era partito tutto dalla perdita del 40% del valore delle azioni della grande industria americana, e sul tavolo c’era l’opzione licenziamento di massa.. o licenziamento del manager. Per ora, l’unica testa tagliata è quella del manager, Mark Fields, che comunque se ne andrà via con una buonuscita superiore ai 50 milioni di dollari (povera stella). Al suo posto Jim Hackett, che nell’ultimo anno ha guidato la sezione dedicata a guida autonoma e car sharing della Ford. Ma come ha fatto l’unico marchio americano ad aver attraversato la crisi del 2008 incolume a farsi superare in borsa da Tesla? Proprio durante l’ultima grande crisi economica Ford ha prestato buona parte del proprio capitale, ed è ciò che l’ha salvata. Ma a lungo termine questa scelta si è rivelata fallimentare: infatti, rimasti con poco capitale, hanno investito poco o male in segmenti che poi si sarebbero rivelati chiave per il rilancio dell’industria americana: un esempio è quello dei pick-up. Spaventati dall’aumentare dei prezzi del petrolio, hanno temuto di perdere il primato della F-150, l’auto più venduta d’America. Così per renderla più efficiente, l’allora CEO Alan Mullally ordinò che fosse riprogettata e costruita in alluminio. Questa scelta, super-dispendiosa, si è rivelata inefficace quando i prezzi del petrolio sono tornati ai livelli standard: l’alluminio era ormai solo un plusvalore, non una caratteristica determinante per le vendite.

Si, sai che novità. A ottobre sono due anni di dieselgate e per quanto si voglia far credere che solo VW abbia truccato i propri motori, si verificano episodi che lo fanno pensare sempre meno. Gli Stati Uniti hanno appena fatto causa alla FCA, perché responsabile di aver inserito un software illegale nei 3.0 Diesel di Grand Cherokee e RAM 1500, per un totale di circa 100mila auto. Ma pare che il colpo stia arrivando anche a General Motors: in questo caso i veicoli coinvolti sarebbero poco più di 700mila.
Di recente alla VW hanno annunciato di voler proseguire con lo sviluppo dei diesel, un ripensamento dopo aver detto di volerli eliminare gradualmente. Intanto in città come Parigi non è più possibile circolare con auto alimentate a gasolio. Quindi viene sempre da chiedersi per quanto ancora sarà conveniente comprare auto con questa alimentazione.

Perché?
Per andare a cercare soddisfazione altrove, soddisfazione che il motore Honda, montato dalle McLaren, non riesce a dargli. E’ uno dei motori da Formula 1 meno affidabili degli ultimi anni: pare che abbia dei componenti che non durano più di tre gare, e il fatto che nei primi quattro giorni di test stagionali ne abbiano cambiati cinque la dice lunga. Più volte si è lamentato, e l’ha definito “motore da GP2”, cosa che gli è costata un richiamo dai vertici McLaren.
E quindi dov’è andato?
A Indianapolis, a partecipare alla famosa 500 miglia: consiste nel girare in un circuito ovale per circa 800km a velocità medie incredibili, anche 350 e oltre. Alonso si è adattato subito alla macchina ed è riuscito a strappare un quinto posto alle qualifiche.
E la gara, com’è andata?
Partendo quinto, si è assicurato una buona posizione e per alcune fasi della gara è stato anche primo. Ma a ventuno giri dalla fine il motore ha grippato. Indovinate un po’ che motore è? Honda pure quello! Infatti il team con cui è andato a correre è il team McLaren-Honda-Andretti.
Poverino, lui come l’ha presa?
Pare non troppo male. Io fossi stato lui avrei tirato giù i santi, dato che il vincitore di Indianapolis è stato Takuma Sato, che ha corso con lo stesso team e con lo stesso motore. Però sembra che Alonso ci voglia riprovare e chissà, magari proverà anche a partecipare alla 24h di Le Mans: gira voce che abbia degli accordi con Porsche…

Negli ultimi tempi l’industria sembra aver deciso di abbandonare il doppia frizione: troppo delicato per le auto molto potenti, troppo pesante rispetto agli automatici moderni, che in molti casi sono anche più efficienti. I vertici della BMW si sono detti pro-automatico per gli anni a venire, e il gruppo VAG ha abbandonato l’idea di un DSG a 10 marce per le auto di grossa cilindrata. Però c’è chi crede ancora nel doppia frizione, anzi, tripla. Come Honda, che ha brevettato l’anno scorso un tripla frizione a 11 marce, o General Motors. Quest’ultima sta studiando insieme all’università del Michigan un cambio identico: tripla frizione, 11 marce più 2 retromarce. Insomma, un cambio complicatissimo. Pensare che quindici anni fa sei marce erano il top: ora sembrano quasi obsolete.

In due anni di produzione della Jaguar XE non si era ancora vista una versione veramente in grado di competere con M3 & compari. Si, c’è la XE S con il V6 da 380 cavalli, che non sono pochi. Ma la concorrenza è decisamente più spietata. Così il reparto Special Veichles Operations ha iniziato lo sviluppo di una versione assassina della XE, con il 5 litri V8 supercharged da 600 cavalli, il più potente mai montato su una Jaguar. La trazione dovrebbe essere integrale e l’aerodinamica esasperata la fa sembrare un’auto del campionato Euro V8 series, o come si chiamava una volta, Superstars. Credete sia troppo volgare per essere una Jaguar? Dimenticate della XFR-S di qualche anno fa, color puffo e con un alettone in stile Impreza. O la Jaguar XJS elaborata da Lister, con un 7 litri V12. Anche quelle sono estremamente volgari, ma i veri appassionati d’auto le adorano.
Di XE SVO sarà difficile vederne per strada, visto che ne faranno solo 300 esemplari. Ma è sicuramente un’ottima base per una versione più potente della XE: Jaguar deve tornare a fare berline super-pompate, perché è giusto così.

Nei prossimi mesi Mercedes presenterà la hypercar mossa dal 1.6 V6 derivato dal motore che spinge le monoposto del campionato di F1. Non è la prima volta che qualcuno mette in commercio un’auto con motori derivati dalle corse. Solo per fare un paio di esempi, la Ferrari F50 del 1995, o la più “civile” M5 E60 del 2004.
Quando si pensa a un’auto da corsa non la si immagina elettrica o con motori piccoli. Si pensa a un motore grande e potente, con tanti cilindri e rumoroso. Infatti quando in Formula 1 si passò dal V8 aspirato al V6 turbo, tutti si lamentarono della silenziosità dei nuovi motori e dell’assenza di teatralità del campionato, già filtrata dai regolamenti pressanti sui team e sui piloti.
Ma Mercedes AMG, nonostante produca V8 e V12, ha deciso di usare proprio quel motore. Che di fatto è il più esclusivo del mondo. Ma è anche il più delicato: ha bisogno di essere revisionato ogni 50mila km.

E’ una one-off presentata al concorso d’eleganza a Villa D’Este qualche giorno fa. Si dice che sia costata più di dieci milioni di euro. Chissà se galleggia pure…
La McLaren un paio d’anni fa annunciò di essere andata sotto i 7 minuti al Nurburgring, con la P1. Non è mai stato rilasciato il tempo ufficiale, molto probabilmente perché era superiore a quello della 918 Spyder. Ora, con la scusa di una versione stradale potenziata in sei esemplari, la P1 LM, è tornata nell’Inferno Verde e ha segnato il record del circuito per un’auto stradale: 6 minuti e 45 secondi.
Caso diverso è quello della Volvo: l’anno scorso la S60 Polestar è stata aggiornata, e il vecchio sei cilindri di origine Ford è stato sostituito da un quattro cilindri turbo nuovo di zecca, da circa 350 cavalli. Volvo, volendo mettere alla prova questo motore, ha stabilito un record sulla pista più famosa del mondo, battendo la BMW M4 e dichiarando la S60 “L’auto a quattro porte più veloce sul circuito”. Però si è scordata di farcelo vedere, tirandolo fuori solo un anno dopo. Nel frattempo quel record, di 7:51.110 è diventato ridicolo, perché sono arrivate auto come la Panamera Turbo o la Giulia Quadrifoglio. Ma la cosa più divertente è che nel video qui sopra dicono “Siccome siamo svedesi, non volevamo urlare al mondo il nostro record”. Ma allora che l’avete tirato fuori a fare?
Boh. Ci vediamo la prossima settimana.
Da questa settimana NdM si arricchisce della collaborazione con Artegian (QUI il link alla sua pagina facebook), che ha realizzato il Sergionne che vedete in copertina.

Su MdM Italia il buon Edoardo ha parlato di Lancia e condivido appieno il suo #Contromano. L’unica cosa buona che posso dire della fine della Lancia è che non sarà inaspettata, quando il prossimo anno o quello dopo uscirà l’ultima Ypsilon dalla catena di produzione a Tychy, in Polonia. Già con le parole “Ypsilon” e “Polonia” sale l’amarezza. Ma l’amarezza più grande è il dover riconoscere che Marchionne ha ragione quando dice che la Lancia ha mercato solo in Italia, ad oggi. Eppure le colpe sono anche sue, e di chi l’ha gestita negli ultimi 20 anni. Un marchio storico ha bisogno di essere rinnovato di volta in volta, e di attrarre anche le nuove generazioni senza rimanere legato ad un pubblico particolare. Penso a Rover e Saab. Si diceva che la Rover fosse da vecchi, e la Saab fosse l’auto della persona seria, razionale ma con una vena artistica. Chi compra le Lancia? Beh, la Ypsilon è una delle auto preferite dalle donne. Per quanto riguarda i rimarchiamenti Chrysler, sono state soprattutto comprate dagli NCC che volevano portarsi a casa una grossa berlina o monovolume a meno di 30mila euro. Di quell’immagine premium autentica di ammiraglie come la Thema nessuna traccia, né di modelli legati al mondo dello sport motoristico. Per non parlare della grandezza dimenticata delle Lancia d’epoca, come ad esempio l’Aurelia B24 che oggi vale più di casa tua. La Lancia si è saputa reinventare più volte, ma al momento in cui era ancora possibile salvarla, nessuno ha scommesso su di lei. Oggi a molti piace immaginare che sarebbe potuto essere il brand per le sperimentazioni di FCA, sul quale provare l’ibrido o la totale elettrificazione. Ma a Sergio lo squalo non piace investire se non ha un ritorno nel breve termine. Perciò speriamo sia solo un arrivederci e non un addio.







Vi avevamo raccontato la realtà di VLF con la Force 1 qualche settimana fa. Ora le ultime notizie è che la piccola azienda statunitense riprenderà l’assemblaggio dello Humvee, lo storico fuoristrada dell’esercito americano, nato nel lontano 1985. Ma la cosa assurda è che non lo venderà negli Stati Uniti, ma in Cina! Non che ci avessimo fatto un pensierino, a noi basta la Campagnola.


In Occidente c’è chi comincia a stringere le chiappe. Perché NextEV, il team cinese di Formula E, ha prodotto insieme a una start-up automobilistica, la NIO (pure questa cinese), una supercar elettrica da 1340 cv circa. E l’ha portata al Nurburgring, dove ha segnato 6:45. Tra qualche anno sentiremo parlare seriamente della NIO: fino a poco tempo nessuno aveva paura della concorrenza cinese per le auto, perché facevano veramente schifo. Adesso però stanno nascendo realtà che guardano al futuro: all’elettrico, alla guida autonoma. Ahi ahi.

Ne abbiamo visti tanti di imprenditori che rilevano una Casa e provano a fare dei revival. E non va mai bene. Guardate De Tomaso, rilevata da Gian Mario Rossignolo e poi puff, scomparsa tra impicci strani con società di Hong Kong. E quella era un’azienda con margini di profitto potenzialmente alti, con il mercato del lusso sempre più in crescita. Quindi, per quanto speranzosi di veder nascere una nuova realtà industriale in Italia, preferiamo contenere l’eccitazione.
https://www.youtube.com/watch?v=0OBciQhVu24&t=11s
Perché ne avevamo tutti bisogno.
Mentre ha lanciato la campagna in Italia #iostoconuber per evitare di chiudere i battenti nel belpaese, altrove si trova ad affrontare altri tipi di problemi. Come gli equivoci che possono verificarsi quando un autista deve prendere un passeggero. In questo caso un autista in Australia doveva prendere una cliente, ma si è ritrovato in una situazione alquanto imbarazzante. Aveva ricevuto una richiesta di trasporto da parte di una donna, e arrivato nella strada dalla quale era partita la chiamata aveva trovato una ragazza che camminava ai lati della strada. L’ha fatta salire pensando fosse la cliente, ma dopo 200 metri è venuto fuori che questa signorina era una prostituta, beccata proprio durante l’orario di lavoro.
“Hey, che lavoro fai?”
“La prostituta”
“Ah, wow..”
“Vuoi fare sesso?”
“Non penso che la mia ragazza sarebbe d’accordo”
“Allora fammi scendere, che devo lavorare!”
Fatta scendere la prostituta, l’autista ha ricevuto una telefonata da un’altra donna, ovvero la cliente, che era ancora lì in mezzo alla strada ad aspettare che arrivasse il suo Uber.
Sarebbe comoda per i puttanieri un’applicazione con la quale localizzare e votare il servizio delle prostitute. Il problema è che, esattamente come Uber, verrebbe dichiarata illegale.

Sempre più automobilisti scelgono di installare una scatola nera nella propria auto per risparmiare qualcosina sull’assicurazione. E il governo sta lavorando a una legge per favorire la concorrenza fra assicurazioni e abbasssarne i prezzi. Il governo stesso ha intrapreso la via della scatola nera: installerà sui veicoli adibiti al servizio pubblico questo aggeggio del demonio. L’idea lascia un po’ perplessi: chi avrà il coraggio di contestare a un’ambulanza a sirene spiegate l’eccessiva velocità in caso di incidente?
E poi c’è di più: il governo si impegna a rendere obbligatoria l’installazione della scatola nera su tutte le auto nei prossimi anni. In questo modo sarà più facile sapere a chi dare la colpa in caso di incidente: basterà vedere chi manteneva una velocità superiore ai limiti. Perché giustamente uno che va una ventina di km/h oltre i limiti imposti dal CDS ha torto sempre, anche se un pazzo gli si è buttato in mezzo. Eh si, eh, giusto come 2+2=5.

Sapete tutti cos’è successo a Affari a quattro ruote. L’intramontabile Edd China ha deciso di tramontare dopo che la nuova casa di produzione aveva deciso di cambiare format alla trasmissione e tagliare le parti in officina. Questa è la coerenza di un vero meccanico. Da allora Mike Brewer ha trovato un sostituto, Ant Anstead, e si è rimesso al lavoro per una nuova stagione. Sembrava tutto concluso in pace e per il meglio, invece pare che la situazione non sia rose e fiori. Mike ha ricevuto lettere di morte indirizzate a lui e famiglia da alcuni fan estremisti di Edd China, e in molti hanno minacciato di far fare a Wheeler Dealers la stessa fine del Top Gear del post-Clarkson (gli ascoltatori della stagione 23 erano scesi sotto la soglia dei due milioni, costringendo Chris Evans a dimettersi). Mike Brewer quindi è più che frustrato, a tal punto che, all’ennesimo insulto da parte di un fan sui social, ha twittato “Ed se n’è andato, senza dire niente, ha abbandonato la trasmissione e poi l’ha smerdata dopo 13 anni… chi è il traditore?”, ma poi ha eliminato il post e ne ha riscritta una versione più politically correct:
“Edd se n’è andato senza dirlo, ancora sto cercando di togliermi il coltello dalla schiena”.

Anche se dai recenti risultati non si direbbe, Ferando Alonso è uno dei piloti più forti di sempre. Quando vinse il primo mondiale di Formula 1 con la Renault, nel 2005, aveva 24 anni ed era il più giovane con il titolo di Campione del Mondo, titolo che riconfermò anche nel 2006. Ci stava per riuscire di nuovo da ferrarista nel 2012, ma fu battuto di soli tre punti da colui che gli avrebbe soffiato il posto a Maranello, l’allora venticinquenne Vettel.
Negli anni una serie di monoposto sfortunate lo hanno portato alla situazione in cui è ora: quasi nel dimenticatoio, è stanco e non vuole più sprecarsi per la Formula 1.
Quest’anno corre con un’auto dal motore popodemmerda e sembra sempre più provato, e l’abbiamo sentito incazzarsi alla radio per le scarse prestazioni della sua Honda-McLaren o prendersela – senza un minimo di diplomazia – con qualche cronista irrispettoso.
Ma ha ancora l’occasione di far vedere che è un pilota completo, anche fuori da un ambiente con la puzza sotto il naso come la Formula 1. Si sa che parteciperà il 28 maggio alla 500 Miglia di Indianapolis con il team Andretti-McLaren, e gira voce che dopo la IndyCar proverà l’altra gara che ogni pilota sogna di vincere: la 24 ore di Le Mans, correndo con la Porsche 919. Se dovesse vincere entrambe le gare, si aggiudicherebbe la Triple Crown che solo Graham Hill è riuscito a vincere. E noi facciamo il tifo per lui.

Dalle nostre parti è raro vederne una, ma ormai la Noble è una casa affermata nel panorama delle auto sportive. La ricetta delle Noble è semplice: sono leggere e potenti, e non hanno abs o l’elettronica sofisticata di tante supercar. Non sono nemmeno lontanamente raffinate come una Ferrari o una McLaren: negli anni le Noble hanno montato motori ampliamente modificati di auto stradali, come il V6 della Mondeo o il V8 della XC90. Ma sono veloci ed esuberanti, e in pista vanno fortissimo.
Il fondatore della Noble, un tizio che di nome fa Lee e di cognome non fa Rossi, dopo essersi dimesso quasi dieci anni fa, sta lanciando sul mercato un’auto da pista, chiamata Exile, che avrà un rapporto peso/potenza di circa 520cv/Tonnellata e sarà spinta dal 3.5 V6 biturbo che equipaggia la Ford F150 Raptor. Promette prestazioni esilaranti e cercherà di fare qualche record al Nurburgring, ma tempo al tempo. Prima si assicuri che riesca a fare il giro dell’isolato senza rompersi.

Per sostituire Palio e Punto la Fiat carioca sta testando un’utilitaria di quattro metri circa, che si dovrebbe chiamare Argo. In Brasile farà concorrenza alla Ford Figo e alla Renault Sandero. In Europa è prevista? Qualcosa mi dice di si, perché da noi la Figo è venduta come Ka+ mentre la Sandero è a marchio Dacia. Quindi perché non vendere questa world car anche da noi, con la stessa formula della Tipo? Ha senso, anche per mandare in pensione la Punto e riuscire a coprire il segmento B. Peccato però che sia Ford che Renault abbiano in gamma sia una low-cost che un’utilitaria moderna e tecnologica. La Fiat, di fare una quarta serie della Punto, proprio non ne vuole sentire..

Qui abbiamo un debole per la Mégane RS. Le prime due versioni erano le migliori compatte sportive in circolazione, e bisognava essere scemi o imborghesiti per preferire una Golf GTI. O magari si aveva una strana passione per la Baguette ascellare.
E ora che è uscita la foto della nuova generazione abbiamo già un buon motivo per risparmiare qualche soldino. Perché probabilmente quando la Megane RS uscirà smantellerà anche i vari record al Nurburgring fatti da Civic e Golf. E’ sempre stato suo il trono di trazione anteriore più veloce sulla Nordschleife, tornerà per riprenderselo coi denti.

Come quello che emette strane flatulenze in ascensore e poi guarda male gli altri, come l’omofobo che si fa spanare da una ladyboy, anche il nostro Raf è incoerente. Chi sarà mai a pubblicare tante foto di ciclisti indisciplinati su MdM Italia?
Eppure ci siamo intrufolati nel suo garage e abbiamo trovato questa bici. Dopo un’accurata ricerca abbiamo scoperto che l’ha comprata dal cugino per 50€, e che ogni tanto la usa. Brutto colpo per un uomo che si è sempre schierato per le lobby del petrolio e che viene pagato MILIARDI per gestire una pagina facebook. Alcune fonti rivelano che con i soldi fatti col Meccanico di merda si sia comprato una compagnia aerea e una squadra di calcio della Serie A. Allora perché si muove in bicicletta e non il Rolls? Abbiamo anche la risposta: perché vuole rompere il cazzo a voi automobilisti.