Anche stasera parliamo di un’utilitaria con cui molti neopatentati (di ieri e di oggi) hanno imparato a guidare: la prima generazione di Renault Clio, celebre utilitaria francese nata nel 1990.
In realtà la sua storia non è così semplice come ci si potrebbe aspettare per un’automobile di fascia bassa: erede della ormai datata Supercinque (evoluzione della ancor più vecchia Renault 5), nacque in un periodo di crisi e “riassetto economico” per l’azienda Francese (che culminò con l’uccisione di Georges Besse, presidente della casa Francese, “colpevole” di aver licenziato 21.000 dipendenti).

Il “progetto X57”, così era conosciuta la Clio in fase di progettazione, doveva essere molto più moderna sotto tutti gli aspetti (sia tecnico che stilistico) ed in particolar modo più abitabile e sfruttabile (ad esempio focalizzandosi su vani portaoggetti)

Tale necessità di moderno non è solo visibile dall’aspetto tecnico (venne adottato un impianto frenante misto) o dalle linee (non si parlava più di un restyling della R5 ma di un modello totalmente nuovo, con linee ampie e pulite, fari arrotondati e senza una vera e propria calandra, con un Cx straordinario per l’epoca di 0,30) ma anche dalla scelta del nome : abbandonato il tradizionale uso di cifre numeriche, si puntò (rompendo gli schemi) ad usare un vero e proprio, quello di Clio (la Musa della Storia della tradizione epica greca).
Meccanicamente semplice ed essenziale, con un prezzo di attacco allineato alla concorrenza, ebbe ottime vendite ed aiutò a risollevare le sorti di Renault, spianando la strada alle versioni sportive Williams, Baccara e RS (che verranno trattate separatamente) nonché alle future evoluzione della stessa Clio che continuano tutt’oggi.
